NEW YORK – «Ha visto i droni russi che sparavano contro un ospedale ucraino per la maternità?». «Lo so. Vedrete cosa succederà». Adesso tutto ruota intorno a quel «cosa» minacciato da Trump, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano di commentare l’ultimo barbaro assalto dell’ex amico russo Putin contro i civili a Kharkiv, che solo per caso non ha provocato una nuova strage di innocenti ma solo molta paura.
Una cosa che accadrà è già nota: il presidente ha sbloccato le forniture militari fermate dal Pentagono e tornerà a mandare armi a Zelensky per circa 300 milioni di dollari, usando per la prima volta la Presidential Drawdown Authority, utilizzata in passato solo da Biden. La seconda, almeno in base alle ipotesi di fonti ben informate, potrebbero essere le sanzioni secondarie da annunciare lunedì. Non solo il via libera al Senato affinché approvi la proposta di legge bipartisan che gli darebbe l’immediata autorità di imporle, ma forse anche il dettaglio di cosa si sta per rovesciare sui Paesi, le aziende e le banche che ancora aiutano Mosca a vendere i propri prodotti, quelli energetici in particolare, aggirando le misure della comunità internazionale. Questo a meno che la “nuova proposta” per i negoziati consegnata in Malesia dal ministro degli Esteri Lavrov al segretario di Stato Rubio non contenga novità così stravolgenti, da frenare l’indurimento delle posizioni di Trump contro Putin.
Parlando alla , il presidente ha spiegato così il nuovo meccanismo per le forniture militari all’Ucraina: «Invieremo armi alla Nato, e la Nato le pagherà al cento per cento. Manderemo i Patriot alla Nato, e poi la Nato li distribuirà». Questo dovrebbe risolvere il problema chiave dei costi, su cui il capo della Casa Bianca accusava l’Europa di aver pagato molto meno degli Usa, il che era vero in termini di forniture militari, non di aiuti economici in generale. Secondo la il presidente non ha solo cancellato il blocco voluto dal Pentagono, come confermato ieri dallo stesso Zelensky, ma adesso si prepara ad inviare subito a Kiev altre armi per 300 milioni di dollari. Il pacchetto definito giovedì sera, oltre ai Patriot includerebbe almeno missili per i sistemi Himars e proiettili di artiglieria da 155-mm. Per questa consegna Trump dovrebbe appunto usare per la prima volta la Presidential Drawdown Authority, che gli dà la possibilità di attingere rapidamente alle risorse. L’amministrazione Biden e il Congresso avevano mobilitato fondi consistenti, di cui restano al momento 3,86 miliardi di dollari. Ricorrendo alla Pda, il capo della Casa Bianca può far arrivare rapidamente quello che vuole a Zelensky. Da lunedì il suo inviato Keith Kellogg sarà a Kiev, per gestire questa nuova fase.
Sempre per lunedì, il presidente ha annunciato una «dichiarazione importante» sulla Russia. Nell’intervista alla ha ribadito di essere «deluso» da Mosca, «ma vedremo cosa succede nelle prossime due settimane». Trump ha dichiarato di attendersi che il Senato approvi la legge per dargli l’autorità di imporre le sanzioni secondarie: «In altre parole, è una mia opzione, se voglio utilizzarla». Fonti informate speculano che l’annuncio di lunedì potrebbe riguardare questi due aspetti, ossia le nuove forniture militari all’Ucraina e misure economiche più stringenti contro la Russia. Per questo Lavrov si è affrettato a consegnare a Rubio la “nuova proposta”, per guadagnare tempo e frenare la dinamica negativa. Ora sta a Trump decidere se l’iniziativa di Mosca è abbastanza interessante da fare marcia indietro.
