NEW YORK – Armi all’Ucraina, sanzioni secondarie alla Russia, ma forse anche nuovi stanziamenti finanziari per sostenere Kiev. Secondo quanto riporta la , il presidente Trump starebbe considerando pure di mettere mano al portafoglio per aiutare Zelensky, e nello stesso tempo lanciare un segnale forte all’ex amico Putin, che continua a bombardare i civili e fare il quadruplo gioco fra Usa, Iran, Cina e Corea del Nord. Un comportamento che finora ha provocato solo un cambio di tono da parte del capo della Casa Bianca, ma domani potrebbe portare una svolta concreta con l’annuncio anticipato nei giorni scorsi.
Lo stop alle forniture militari deciso da Pentagono è solo un ricordo e lo stesso Zelensky ha confermato che sono riprese. Trump però sta considerando di aggiungere un nuovo pacchetto da circa 300 milioni di dollari, il primo da quando è tornato alla Casa Bianca, che includerebbe i sistemi per la difesa aerea Patriot, ma anche missili d’attacco Himars e altre armi con cui colpire i russi in profondità.
Per farlo rapidamente il presidente dovrebbe far ricorso alla Presidential Drawdown Authority, che gli consentirebbe di attingere subito alle risorse disponibili. Biden lo aveva già fatto, nel caso di Trump sarebbe la prima volta: un segnale politico a Putin. Il capo della Casa Bianca ha detto poi di essere favorevole alla legge bipartisan presentata al Senato, che gli darebbe l’autorità di imporre nuove sanzioni secondarie a Mosca, colpendo chiunque compri prodotti come petrolio e gas russo, o aiuti la loro vendita.
Secondo la , però, il presidente sta considerando anche di stanziare nuovi fondi a favore di Kiev. La provenienza dei soldi non è chiara, ma oltre ai 3,85 miliardi di dollari rimasti dai finanziamenti già approvati da Biden, fonti citate dalla televisione americana sostengono che potrebbe anche sequestrare beni russi congelati per circa 5 miliardi di dollari e girarli a Kiev. Se lo facesse, metterebbe anche pressione sull’Europa, che custodisce capitali di Mosca per circa 300 miliardi, ma finora ha evitato di usarli in questa maniera.
La svolta di Trump si spiega in gran parte col rifiuto di Putin di ascoltare le sue proposte per il cessate il fuoco, e la prosecuzione incessante degli attacchi contro civili ucraini. Il capo del Cremlino sta cercando ancora di sedurre il collega della Casa Bianca, ad esempio premendo sull’Iran affinché accetti un accordo con Washington per rinunciare all’arricchimento dell’uranio. Tutte le sue altre mosse, però, vanno nella direzione opposta da quella auspicata da Trump.
Venerdì notte Mosca ha lanciato 597 droni, la metà dei quali Shahed iraniani, e 26 missili, per attaccare Kharkiv, Sumy, Leopoli e Bucovina. La contraerea di Kiev avrebbe abbattuto 20 missili e la maggiori parte dei droni, ma il bilancio nella città di Cernivci è stato di due morti e oltre 20 feriti. «Il ritmo degli attacchi aerei della Russia – ha scritto Zelensky – richiede decisioni rapide e ora può essere abbattuto dalle sanzioni. Dai partner non ci aspettiamo solo segnali ma azioni che salvino vite». In totale le vittime degli attacchi della scorsa notte sono 6 e di 38 feriti.
La Russia però continua a giocare su più tavoli, inclusi quelli di Cina e Corea del Nord. Il ministro degli Esteri Lavrov ha incontrato Kim Jong-un – che ha già mandato militari a combattere nel Kursk e che ne potrebbe inviare altri 30mila – a Wonsan, sulla costa del Mar del Giappone, lanciando questo messaggio a tutti gli occidentali: «Lottiamo insieme per impedire che l’enorme e bel continente euroasiatico diventi un dominio della Nato».
