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Al Palazzo Reale di Milano i bambini-adulti di Valerio Berruti

Quando era piccolo, si stupiva ogni volta nel vedere la mamma piangere di fronte a una foto che la ritraeva bambina. “Avevo cinque anni e volevo il superpotere di quell’immagine” racconta oggi Valerio Berruti, che ha trasformato quella suggestione di infanzia in un lavoro poetico e potente, che vede protagonisti i bambini e che approda per la prima volta a Palazzo Reale di Milano, con la mostra intitolata non a caso ‘More than kids’, perché quei bambini – rivela l’artista 48enne di Alba – siamo noi.

E sono gli sguardi dei piccoli protagonisti di sculture monumentali, arazzi, disegni e animazioni, a indicare agli adulti dove guardare: guerre, migrazioni, cambiamenti climatici da cui nessuno può distogliere lo sguardo, perché “tacere oggi – sottolinea Berruti – è essere complici”.

Così, nel cortile di Palazzo Reale, ad accogliere gli spettatori c’è un gigantesco busto di bambina che guarda il cielo e che chiede allo spettatore ‘Don’t let me be wrong’, puntando il dito contro il punto di non ritorno della catastrofe climatica, nell’opera accompagnata dalla colonna sonora di Daddy G dei Massive Attack. Un’altra bambina, appesa a un salvagente in uno spazio buio, apre la visita all’interno delle sale, riportando l’attenzione sul dramma delle migrazioni. Se ‘Un mondo nuovo’ è un’installazione in scala monumentale che gioca tra ombra e luce, con l’opera che si compone come sagoma sui muri di palazzo Reale, ‘L’abbraccio più forte’ è invece l’unica in cui i soggetti entrano a contatto l’uno con l’altro. E non a caso è nata per finanziare l’ospedale di Verduno, nel Cuneese, che doveva aprire durante la pandemia di Covid. Grazie ai 140mila euro raccolti, è stato anche finanziato un ambulatorio mobile, che copre i paesi della zona.

Dall’abbraccio dei bambini si passa ai calchi di ‘Nel silenzio’, corpi che rappresentano l’umanità riarsa dal sole, nell’ennesima denuncia dell’inazione sociale di fronte ai rischi sempre più manifesti del cambiamento climatico. Ed è un urlo silenzioso contro ogni guerra ‘Nel nome del padre’, dove 42 bambini – tutti con lo stesso volto e acconciature diverse, in rappresentanza dei tanti conflitti mondiali – fissano una coetanea con lo sguardo chino, incapace di incrociare i loro occhi. Resta allo spettatore chiedersi chi sia, come in ogni lavoro di Berruti, con un margine di non finito voluto proprio per stimolare emozioni e pensiero critico.

A chiudere la rassegna, un momento di magia e leggerezza: una grande giostra candida, con passerotti anziché cavallini, che gira con in sottofondo la musica composta appositamente da Ludovico Einaudi.

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