MOSCA – Macché 50 giorni. Vladimir Putin ha «10 o 12 giorni a partire da oggi» per porre fine al conflitto in Ucraina. Pena sanzioni “secondarie”, «dazi molto severi» al «100%», contro i Paesi che acquistano prodotti russi. «Non c’è motivo di aspettare. Non vediamo alcun progresso», ha detto il presidente statunitense Donald Trump incontrando in Scozia il premier britannico Keir Starmer e accorciando così il precedente ultimatum lanciato il 14 luglio.
Il leader della Casa Bianca si è detto ancora una volta «molto deluso» dai raid russi in Ucraina. «Pensavo davvero che sarebbero finiti. Ma ogni volta che penso che finiscano, lui uccide. Lancia missili contro città come Kiev facendo molti morti in una casa di riposo o dove sia. Non sono più interessato a parlare con lui».
Parole accolte con favore dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha elogiato la «determinazione» e «chiara posizione» dell’alleato Usa, ma bacchettate dall’ex premier e presidente russo Dmitrij Medvedev. «La Russia non è Israele e nemmeno l’Iran», ha scritto l’attuale vice segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale. «Ogni nuovo ultimatum di Trump è una minaccia e un passo verso la guerra, non tra la Russia e l’Ucraina, ma con il suo stesso Paese». E ha poi invitato il presidente statunitense a non incamminarsi «sulla strada di Sleepy Joe», il nomignolo attribuito dallo stesso Trump al suo predecessore Biden.
Da capo della diplomazia, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov non ha lanciato minacce, ma ha ribadito le «indiscutibili» richieste russe per porre fine ai combattimenti che comprendono la rinuncia di Kiev all’ingresso nella Nato e il riconoscimento della sovranità russa sulla penisola di Crimea e quattro regioni che finora controlla soltanto in parte. Le forze armate della Federazione, intanto, proseguono l’avanzata. La Difesa ha rivendicato la conquista di due villaggi nella regione orientale di Donetsk e raid contro «infrastrutture di un aeroporto militare, un deposito di munizioni, armamenti missilistici e componenti per la produzione di droni» che, secondo le autorità ucraine, avrebbero però provocato feriti anche tra i civili.
La compagnia aerea Aeroflot è stata invece costretta a cancellare 50 voli a causa di un attacco rivendicato dagli hacker bielorussi Cyberpartisans che hanno detto di essere riusciti a «distruggere migliaia di server» della compagnia di bandiera russa perché il ceo Sergej Aleksandrovskij non cambiava la password dal 2022 e l’azienda usava gli obsoleti sistemi operativi Windows XP e Windows 2003.
