Per la prima volta insieme. Il presidente cinese Xi Jinping, il russo Vladimir Putin alla sua destra e il leader nordcoreano Kim Jong-un alla sua sinistra. Al loro seguito 23 capi di Stato e di governo del Sud del mondo, tra cui l’iraniano Masoud Pezeshkian, il bielorusso Aleksandr Lukashenko e il capo della giunta birmana Min Aung Hlaing, volati a Pechino per la parata militare per gli 80 anni dalla vittoria sul Giappone nella Seconda Guerra Mondiale che in Cina chiamano “Guerra di resistenza contro l’imperialismo giapponese”.
Un’immagine storica. I leader dei Paesi più sanzionati al mondo, paria in Occidente a causa dell’offensiva russa in Ucraina e delle ambizioni nucleari nordcoreane, ospiti d’onore di Xi di Xi. Il cosiddetto “Asse del disordine”, , come lo battezzarono un anno fa gli analisti Richard Fontaine e Andrea Kendall-Taylor su . Una dimostrazione di forza da parte di un Paese, a detta di Xi, «inarrestabile» in un mondo chiamato a scegliere tra «guerra o pace, dialogo o scontro». E una sfida che non è sfuggita a Donald Trump che ha accusato la Cina di «cospirare» insieme a Russia e Corea del Nord contro Washington.
Xi: “Umanità chiamata a scegliere tra guerra e pace”
In una tunica grigia alla Mao Zedong, Xi ha stretto la mano insieme alla moglie Peng Liyuan agli ospiti arrivati alla spicciolata. Per ultimi Kim che lo incontrava dopo sei anni e Putin reduce dal vertice Sco e dal loro bilaterale. Insieme si sono incamminati verso la tribuna allestita sulla Porta della Pace Celeste, adornata da un gigantesco ritratto di Mao, affacciata su Piazza Tienanmen colma di stendardi rossi.
La cerimonia è iniziata con 80 colpi a salve dei cannoni, seguiti dall’inno. «La rinascita della nazione cinese è inarrestabile», ha poi proclamato Xi nel suo discorso alla nazione. «Oggi l’umanità è di nuovo di fronte a scelte cruciali. Pace o guerra? Dialogo o scontro? Cooperazione che premia tutti o rivalità a somma zero?», ha poi ammonito sottolineando che il popolo cinese «sta fermamente dalla parte giusta della storia» e non si lascerà intimidire da nessun bullo». Un eco del suo intervento di lunedì al summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) a Tianjin dove aveva criticato la «prepotenza» occidentale.
La parata militare per gli 80 anni dalla resa sul Giappone
In piedi su una limousine decappottabile di fabbricazione cinese, Xi ha poi passato in rassegna truppe e mezzi lungo il Viale Chang’an, Pace Eterna, prima di unirsi ai suoi ospiti per assistere all’impeccabile coreografia densa di simbolismi dei 10mila soldati che marciavano al passo e alla sfilata di missili, droni e “lupi robot”. “Oh” e “Ah” di ammirazione si sono diffusi tra la folla quando 26 elicotteri hanno disegnato il numero “80” in cielo e sono state liberate in volo 80mila “colombe della pace”.
Una «sfida diretta al sistema internazionale basato sul diritto», ha definito il «consesso di autocrati» l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas. Che non è sfuggita a Trump che su Truth ha scritto sarcasticamente: «Che il Presidente Xi e il meraviglioso popolo cinese possano trascorrere una meravigliosa giornata di festa. Vi prego di trasmettere i miei più calorosi saluti a Putin e Kim mentre cospirate contro gli Usa».
«Ironia», si è sentito in dovere di commentare il Cremlino. Xi, invece, non ha mai menzionato gli Usa, ma al termine della parata, durante il sontuoso ricevimento nella Grande Sala del Popolo, ha ribadito che l’umanità non deve tornare alla «legge della giungla». La conclusione per lui di una settimana di frenetica diplomazia per impressionare gli 1,4 miliardi di cinesi e, al contempo, mettere in guardia i rivali.
Putin a Zelensky: “Buon senso o forza delle armi”
Per il suo “partner senza limiti”, invece, non è finita lì. Salito a bordo della stessa auto con Kim in un’altra prova di “diplomazia della limousine” o “del sedile posteriore” dopo i colloqui dei giorni scorsi con Modi e con Trump, Putin ha ringraziato il nordcoreano per l’invio di truppe e il sostegno nella «lotta contro il nazismo» e lo ha invitato in Russia. E Kim gli ha promesso che farà «tutto il possibile per aiutare».
In conferenza stampa, Putin è tornato a parlare d’Ucraina. Colloqui con Zelensky? «Se è pronto che venga a Mosca». Proposta già scartata da Trump e «inaccettabile» per Kiev. Poi, nel tentativo di controbilanciare lo show di forza con gli alleati asiatici, parole di apprezzamento per Washington: «Vediamo lo stato d’animo dell’attuale amministrazione statunitense, non solo le dichiarazioni, ma il sincero desiderio di trovare questa soluzione… E penso che ci sia una certa luce alla fine del tunnel».
Ma senza arretrare di un passo: «Se prevarrà il buon senso, sarà possibile concordare una soluzione accettabile per porre fine al conflitto. In caso contrario, dovremo risolvere tutti i compiti che ci attendono con la forza delle armi». La scelta per Kiev è tra la resa o il conflitto. Oggi lo scontro proseguirà a distanza. Mentre Zelensky incontrerà a Parigi i Volenterosi, Putin volerà a Vladivostok per il Forum economico orientale. Quasi a ricordare in che direzione guarda la Russia.
