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I volenterosi preoccupati dal disimpegno americano in Ucraina

BRUXELLES – Un fantasma ieri ha aleggiato per l’intera durata del vertice dei cosiddetti “volenterosi” a Parigi. Era lo spettro di Vladimir Putin, o meglio quello delle sue intenzioni. Che sempre più appaiono lontane dalla volontà di stringere una pace realistica in Ucraina.

Nei discorsi svolti durante la riunione, infatti, più di un leader presente – a partire dallo stesso presidente francese Emmanuel Macron – ha fatto riferimento a quel che è accaduto a Pechino negli ultimi giorni. E le analisi di tutti erano concordi: «Putin dopo la cerimonia cinese si è rafforzato e non ha alcun interesse a fermarsi». Il timore più diffuso, dunque, è che l’asse formatosi nei festeggiamenti per l’ottantesimo anniversario della vittoria cinese sul Giappone sia di fatto una nuova alleanza contro l’Occidente. Che contiene al suo interno implicitamente una futura dichiarazione di guerra. Un allarme acuito dalle notizie che provengono da Washington. Gli Stati Uniti stanno programmando di eliminare gradualmente i programmi di assistenza ai Paesi confinanti con la Russia. Il tycoon vuole ridurre il miliardo di dollari l’anno impiegato per finanziare i programmi di addestramento ed equipaggiamento degli eserciti dell’Europa orientale. Una scelta che rende ancora più problematica la condizione di potenziale isolamento vissuta dall’Ue.

Anche perché il sospetto che ha accompagnato il summit parigino di ieri si basa sulla convinzione che il presidente russo ha ancora meno bisogno di una tregua in Ucraina. E soprattutto che il Cremlino non può dimostrarsi debole con l’alleato di Pechino che storicamente non è mai stato un “amico” incondizionato di Mosca. Anzi Kiev potrebbe diventare una sorte di “dote” da presentare alla compagnia orientale.

Non solo. Sul tavolo dei “Volenterosi” si è materializzata l’idea che nell’abbraccio con Xi e Kim Jong-Un, Putin abbia ottenuto nuovi aiuti per sconfiggere Zelensky: altri soldati nordcoreani da mandare al macello e sostegno logistico dalla Cina.

Nei dossier, anche della Nato, poi, sta sempre più emergendo il fattore clima: da ottobre le piogge renderanno più complicate le operazioni militari. Ma nello stallo l’esercito russo ha adesso un ulteriore vantaggio: anche grazie alla Corea del Nord ha una capacità elevatissima di rimpiazzare i caduti e sebbene la resistenza di Kiev si stia specializzando nella difesa “senza essere umani”, ossia con i droni, comunque il lungo periodo facilita gli obiettivi del Cremlino.

Negli studi esaminati durante il summit e anche dagli Stati Maggiori europei, inoltre, l’impasse sul terreno può produrre nel migliore dei casi una pace “Stile Corea”, ossia con una presa d’atto delle attuali occupazioni da parte delle truppe russe. Una situazione che non aiuterebbe l’invio di soldati da parte europea che nelle intenzioni dei “Volenterosi” potrebbero essere impiegati solo nelle retrovie ed esclusivamente a tutela di una tregua o di una pace effettiva. In più tutti si stanno chiedendo come possa essere compatibile la richiesta Ue, avanzata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di trasformare l’Ucraina in un «porcospino» inespugnabile con la pretesa di Putin di demilitarizzarla. Il «porcospino» significa rafforzare le armate di Kiev e difenderle, l’obiettivo del Cremlino è esattamente opposto. Tutti ragionamenti che hanno condizionato la riunione di Parigi. Il patto di ferro tra il francese Macron e il britannico Starmer prevede comunque di dichiarare la disponibilità a formare un contingente di pace e ad assumere la responsabilità della sicurezza nell’ex Repubblica sovietica. Ma nella consapevolezza che nelle ultime settimane il quadro è cambiato e che ora tocca al presidente americano Trump valutare che tipo di risposta fornire a Mosca. Di certo – lo dimostra le telefonata di ieri di von der Leyen e del presidente del consiglio europeo Costa al leader indiano Modi, l’Europa deve impedire la saldatura definitiva tra India e Cina.