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Arriva Grantchester, il ‘cugino’ inglese di Don Matteo

Un don in bicicletta (e poi in sella ad una roboante moto), una perpetua premurosa dietro un’apparenza scorbutica, una canonica, i delitti che rivelano sempre problematiche sociali del tempo contemporaneo, un’amicizia affiatata con l’ispettore, un borgo pittoresco. No, non è Gubbio e neppure Spoleto, ma il Cambridgeshire e il paesino al centro della scena si chiama Grantchester. Le incredibili similitudini non mancano tra Don Matteo, vanto della Rai, e Grantchester, una serie inglese di Itv, compresa la grande longevità. Ora la fiction inglese di cui si sta girando l’11/a stagione finale, considerata un capolavoro di intrighi in costume, distribuita nel mondo e colonna della programmazione della Pbs americana, con una enorme community globale arriva in chiaro anche da noi, nel preserale di La7 da lunedì 7 settembre dopo essere stata tra le più viste sulla piattaforma di Prime. Period drama con grande approfondimento dei personaggi oltre che dei casi di puntata, al pubblico italiano, abituato alla tonaca di Terence Hill prima e di Raoul Bova poi con Nino Frassica maresciallo Cecchini della locale caserma dei carabinieri, suonerà molto familiare. Non senza differenze sostanziali: il don di Grantchester (nel corso delle stagioni se ne sono alternati tre, i primi due di notevole fascino) è un vicario anglicano che pur con certi limiti può innamorarsi, cosa che puntualmente accade, convolando poi a nozze (cosa che chiaramente non succede). E inoltre che l’elemento di commedia, la lieve ironia tra il nostro don Matteo e l’uomo dell’ordine Cecchini o il capitano Flavio Insinna qui non si avverte. Ma è nato prima Don Matteo o Grantchester? La domanda nel mercato comunicante delle serie tv è lecita. La prima puntata di don Matteo prodotta da Lux Vide con Rai Fiction regia di Enrico Oldoini fu il 7 gennaio 2000, Grantchester in Inghilterra debuttò su Itv il 6 ottobre 2014. Ma entriamo nel dettaglio.
    Tratta da una raccolta di racconti di James Runcie, il cui padre, Robert Runcie, era arcivescovo di Canterbury affonda trame e ambientazione nella società inglese che accoglie i reduci della seconda guerra mondiale. Il primo vicario di Grantchester, presente in tre stagioni e mezzo, è Sidney Chambers che è anche un veterano delle Guardie Scozzesi, responsabile di azioni di guerra, tormentato da questo passato che probabilmente lo induce a bere whisky in modo smodato. James Norton gli porta in dote una grande prestanza fisica e rende il personaggio per noi italiani molto curioso: un sacerdote bellissimo, che ascolta jazz, fa prediche sensibili e appassionate, è innamorato di una sua vecchia compagna di scuola, l’ereditiera esperta d’arte Amanda (Morven Christie) il cui padre manda in sposa (siamo alla fine degli anni ’40) ad un pari grado e si imbatte in bicicletta in trame delittuose. Le risolve con l’austero Geordie Keating (Robson Green), un detective di mezza età, con una mentalità poco aperta, bello pure lui.
    Nel corso delle stagioni, mentre la perpetua, l’inflessibile signora C. (Tessa Peake-Jones) dovrà fare i conti con il passato e il vicario del vicario, Leonard Finch (Al Weaver) cercherà di chiarire a se stesso facendoci pace la propria omosessualità, il don protagonista cambia proprio come è successo al nostro don Matteo. Dopo James Norton è arrivato Tom Brittney, stesso fascino, storia pregressa diversa (è figlio di un nobile che non ha mai accettato la sua tonaca e di una genitrice pochissimo materna), ma al centro delle storie c’è sempre una grandissima umanità e sensibilità nell’affrontare i drammi. C’è dentro l’evoluzione della Gran Bretagna moderna e i tentativi, spesso non riusciti, di bilanciare il bene e il progresso con il male di razzismo, criminalità, infanzia abbandonata, omofobia, pedofilia, maschilismo, declino dell’umanità. E la religione? È la riflessione di fondo su ogni puntata, quando il vicario predica usando gli ideali e la fede per dare un senso ai delitti terribili del Cambridgeshire
   


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