L’aula della Camera ha respinto tutte e 5 le mozioni sull’aumento delle spese militari presentate dalle opposizioni (Pd, M5S, Avs, Azione e Iv). Il governo aveva dato parere contrario a tutti i testi. La maggioranza sceglie di non esporsi e non presenta alcun documento votando contro, mentre le opposizioni sono andate in ordine sparso. Il Pd ha votato a favore solo della propria mozione, mentre si è astenuto sui testi di M5S, Avs e Italia viva, votando contro il testo di Azione. I 5 Stelle hanno votato a favore della propria mozione mentre si sono astenuti sulla mozione dei dem. Avs e M5S hanno poi votato a favore delle rispettive mozioni, bocciando invece le mozioni di Iv e Azione.
Mozioni respinte
La mozione di Avs e quella del M5S sono state respinte con 178 voti contrari, 51 favorevoli e 55 astenuti. Quella di Italia Viva è stata bocciata con 217 voti contrari, 6 favorevoli e 61 astenuti. Per la mozione di Azione sono 14 i voti favorevoli, 5 gli astenuti e 263 i contrari. Infine, per il documento del Pd, 57 voti favorevoli, 58 astensioni e 171 voti contrari. I dem hanno votato la propria mozione mentre si sono astenuti su quelle di Avs, M5S e Iv e votato contro la mozione di Azione. Tre deputati democratici, Lorenzo Guerini, Marianna Madia e Lia Quartapelle, però nell’aula della Camera non hanno seguito la linea di astensione del Pd sulle mozioni di 5S e Avs e hanno votato no.
La maggioranza non ha presentato una propria mozione. Questo per non rischiare di spaccarsi. Secondo la segretaria del Pd, Elly Schlein, “il governo non presenta alcun emendamento perché sono divisi tra loro e questo rischia di danneggiare il nostro paese. Potevano fare chiarezza presentando una loro mozione e non sono riusciti a farlo. Siamo più uniti noi. Siamo tutti d’accordo che l’obiettivo della spesa militare al 5% è sbagliato e irrealistico, che serve una difesa comune europea, così come su Gaza. Ci sono differenze – ammette la leader dem – su come supportare l’Ucraina”. Uno dei motivi – ma non il solo – per cui Avs, M5S, Pd, Iv e Azione si sono presentate in aula ognuno con il suo documento. I dem, al termine di una vivace assemblea del gruppo hanno deciso per la linea dell’astensione su tutte le altre mozioni e di voto contrario su quella di Azione, che – attacca la capogruppo Chiara Braga – “ricalca le posizioni della maggioranza aderendo totalmente all’aumento della spesa militare fino al 5%”.
Il centrosinistra in ordine sparso
Il centrosinistra, infatti, è arrivato nell’emiciclo di Montecitorio in ordine sparso: diverse mozioni, una per partito. Il Pd, che ha limato fino all’ultimo il suo documento, cercando una sintesi tra le diverse anime del partito, chiedeva di “sostenere, nelle sedi opportune, la posizione di non adesione all’obiettivo del 5% del Pil destinato alla spesa militare in ambito Nato e intraprendere un percorso analogo a quello della Spagna, promuovendo un dialogo all’interno dell’Alleanza che valorizzi il principio della condivisione equilibrata degli oneri, tenendo conto delle diverse capacità economiche e delle specificità di ciascun Paese membro e che favorisca un approccio multilaterale alla sicurezza che includa, oltre alla dimensione militare, strumenti di diplomazia, cooperazione civile e prevenzione dei conflitti, in coerenza con gli interessi nazionali e con l’impegno dell’Italia per la pace e la stabilità internazionale”.
La mozione di Avs chiedeva, “anziché portare la spesa militare al 5 per cento del Prodotto interno lordo, di adottare iniziative per finanziare, sin dal prossimo disegno di legge di bilancio, il Fondo sanitario nazionale per almeno 8 miliardi di euro aggiuntivi al fine di raggiungere almeno la media europea”. Anche i 5S, nel loro documento, chiedono di “scongiurare qualsiasi ipotesi di aumento della spesa in difesa e sicurezza in riferimento al raggiungimento dei nuovi target Nato, adottando contestualmente iniziative urgenti volte al progressivo aumento annuale delle risorse del Fondo sanitario nazionale”.
Di tutt’altro avviso Azione, che intendeva impegnare a “una tabella di marcia realistica per l’incremento della spesa per la difesa, vincolando tale aumento a un effettivo potenziamento della capacità operativa delle forze armate, con l’obiettivo di raggiungere il 2 per cento del prodotto interno lordo già dal 2025 e il 3,5 per cento entro il 2035, secondo criteri conformi alle regole Nato”. Iv, invece, propone di “accompagnare ogni aumento della spesa militare con il miglioramento e l’efficientamento della spesa sanitaria, anche al fine di abbattere le cosiddette liste d’attesa, nonché di adottare il modello ‘un euro in spesa militare, un euro in cultura’”.
