Lubiana – È da tempo che Sergio Mattarella attinge alla storia per mettere in guardia dai pericoli che corriamo. Ieri, nel giorno dei droni russi in Polonia, ha evocato il 1914. La prima guerra mondiale. «Ci si muove su un crinale dal quale si può scivolare in un baratro di violenza incontrollato», ammonisce alla fine del bilaterale con la presidente slovena Nataša Pirc, che non crede alla disattenzione: «Non riesco ad accettare la spiegazione russa che si sia trattato di un errore, non credo all’errore». Mattarella ha un’altra idea. Per certi versi apparentemente meno allarmante, ma proprio per questo allarmantissima. «Faccio riferimento a quanto ha affermato la Nato, che non interpreta come aggressione l’episodio gravissimo dei droni. Naturalmente ricordo che non è la prima volta che questo avviene in paesi come confinanti con la Russia. Aggiungo, come la presidente del Consiglio italiana, uguale preoccupazione per quanto avvenuto in Qatar. Ma al di là dei due gravi episodi quel che allarma è il fatto che ci si muove su un crinale».
E qui Mattarella completa il ragionamento con un ricordo personale: «Uno dei primi libri di storia che lessi da ragazzo fu sullo scoppio della prima guerra mondiale, sul luglio 1914, che forse nessuno voleva far scoppiare, ma l’imprudenza dei comportamenti — come spesso è avvenuto nella storia — provoca conseguenze poi non scientemente volute, ma ugualmente provocate dai comportamenti che si mettono in campo. Per questo è di gravissima responsabilità quel che avviene».
Insomma, è la somma delle perfide sfide, dei crudeli dispetti, «delle reiterate minacce del Cremlino ai paesi europei», che può creare la miscela esplosiva che porta, «senza rendersene conto», ad un’altra guerra, più grande ancora. «Un conflitto di dimensioni inimmaginabili e incontrollato».
E «quanto avviene in Ucraina, con le dichiarazioni minacciose del Cremlino nei confronti dei Paesi europei, accentua queste prospettive gravi», precisa il Capo dello Stato, che invoca il ruolo della Ue e dell’Onu.
Piove a dirotto su Lubiana e sulla pace in Europa. Aria di inverno. Strade intasate. Da Trieste ci si mette quattro ore, avanzando a passo d’uomo. È la prima tappa di un viaggio di due giorni, che oggi toccherà Capodistria.
È una terra di ricordi dolorosi per molti connazionali costretti all’esodo. La ferocia del Novecento qui si è dispiegata con crudeltà. Ora altre guerre rischiano di esplodere.
E Mattarella invita le classi dirigenti a cogliere i segni, a sapere leggere i fatti con lucidità, con l’ausilio della storia maestra di vita. Oggi più che mai necessario in questo tempo immemore. Nel 1914 quei segni furono sottovalutati dalle diplomazie. Una leggerezza che costò milioni di morti. Una generazione falcidiata.
In Italia non si spiega il fascismo senza la prima guerra mondiale. Sono ammonimenti.
Poi c’è Gaza. Quel che avviene lì Mattarella lo reputa «di dimensioni tragiche. Quel che avviene a Gaza non è accettabile, una popolazione intera ridotta alla fame è una condizione che la comunità internazionale e le coscienze individuali non possono accettare. Così come non è accettabile l’intenzione di espellere dal proprio territorio una popolazione. O quella di occupare territori dell’Autorità palestinese in Cisgiordania, rendendo impossibile una soluzione politica definitiva in quella regione, che è a vantaggio di tutti, anche della sicurezza di Israele». Anche qui il Quirinale reputa fondamentale il ruolo delle Nazioni Unite. Condanna Israele per il raid in Qatar, che stava portando avanti tentativi di mediazione con Hamas.
Insomma, è il quadro generale a preoccuparlo. Dove andremo a finire di questo passo. Oggi sarà a Capodistria. Inaugurerà il restauro del Collegio dei Nobili, il liceo degli italiani in Istria rimesso a nuovo dopo due anni di lavori. Una cosa bella. Un segno di speranza, convivenza, riconciliazione. E magari torna pure il sole.
