Wyryki (Lublino) – Ala Wesolowska non riesce a darsi pace: «Se mi fossi alzata cinque minuti dopo, sarei morta». Alle sue spalle si scorge il tetto ischeletrito della sua casa, totalmente divelto da un drone russo. Alle otto di sera Ala è ancora seduta fuori, su una seggiola di legno che ha piazzato al di là delle transenne montate dalla polizia. Il suo sguardo saetta a destra e sinistra, incredulo: sotto a quel tetto spiovente, fino all’alba alle sei, c’era la sua camera da letto. «Quando mi sono svegliata», racconta a Repubblica, «sono scesa a misurarmi la pressione. Mio marito stava guardando la tv, al piano di sotto. E improvvisamente ho sentito il rumore fortissimo di un aereo e poi un botto assordante». L’esplosione che le ha spazzato via mezza casa e l’ha lasciata viva per miracolo. E il terrore che a sera le bagna ancora gli occhi celesti è stato ieri il terrore condiviso da tutta la Polonia, da tutto l’Occidente. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, un alleato della Nato è stato aggredito dall’eterno avversario della Guerra fredda, dall’Orso russo tornato con Putin a terrorizzare l’Ovest.
Due ore dopo, alle otto e un quarto di mattina, è arrivata l’ufficialità dell’attacco pilotato del Cremlino, anzitutto attraverso un messaggino giunto a tutti i polacchi sul cellulare. “Attenzione! Vista l’operazione di neutralizzazione degli oggetti che hanno invaso la frontiera, si prega di informare le amministrazioni pubbliche se si avvistano droni o pezzi di droni”. A quell’ora, la caccia di dodicimila poliziotti sguinzagliati in tutta la Polonia aveva già fornito un quadro chiaro della clamorosa aggressione russa cominciata poco prima di mezzanotte e andata avanti fino all’alba.
Un tappeto di droni russi ha invaso il Paese Nato, e la stragrande maggioranza veniva dalla Bielorussa e non si era affatto persa in Polonia per aggredire l’Ucraina alle spalle. «Sono 19 droni, del tipo Shahed o simili, che sono stati chiaramente indirizzati dal territorio bielorusso sulla traiettoria che hanno poi seguito», ha sibilato il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius. Fonti Nato a Bild lasciano trapelare un bilancio più alto: 25 Shahed e Gerbera hanno infestato i cieli polacchi per ore e ore. E lo sciame di morte è arrivato a sfiorare la capitale, Varsavia, a oltre due e ore e mezza dal confine: un drone è caduto a Mniszkov, in provincia di Lodz, dopo aver esaurito il carburante. E già in mattinata, dopo una riunione di emergenza con il suo governo, il premier Donald Tusk ha spiegato che «non c’è ragione di dichiarare che siamo in uno stato di guerra», tuttavia che «la prospettiva di un conflitto militare è più vicina che in qualsiasi altro momento dalla Seconda guerra mondiale». In serata, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha rincarato la dose: c’è un «rischio reale», ha sottolineato, che la guerra in Ucraina si estenda oltre i suoi confini.
E sembra destino che la stragrande maggioranza dei droni che hanno gelato in sangue nelle vene al mondo intero evocando pulsanti rossi e valigette nere e apocalissi, si siano concentrati ieri nel triangolo che lo storico Timothy Snyder chiama “le terre insanguinate”, i tre Paesi delle più atroci e colossali stragi di Hitler e Stalin: Polonia, Bielorussia e Ucraina. Il minuscolo villaggio dove è caduto il drone che ha rischiato di uccidere Ala Wesolowska, Wyryki, è nella vecchia Polesia, una distesa di boschi oscuri e paludi dove i nazisti deportarono su ordine di Adolf Eichmann quasi centomila ebrei. Ed è a pochissimi chilometri dalle tre frontiere. Da ieri notte, su ordine del ministero dell’Interno polacco, quella con la Bielorussia è stata blindata.
Quell’area della Polonia orientale è anche tradizionalmente la roccaforte dell’elettorato del Pis dei fratelli Kaczynski, ossia del grande rivale del premier Donald Tusk, il “trumpiano” presidente della Repubblica Karol Nawrocki. Ma ieri i droni del Cremlino hanno miracolosamente unito il Paese: Nawrocki ha annunciato la convocazione «entro 48 ore» del Consiglio di sicurezza, dopo essersi consultato anche con Tusk. E ha informato la stampa che Varsavia ha attivato l’articolo 4 del trattato Nato, quello che consente a un Paese che si senta «minacciato nella sua integrità territoriale, nella sua indipendenza politica o nella sua sicurezza», di consultarsi con gli altri partner dell’Alleanza atlantica per capire come procedere. Un’anticamera dell’articolo 5, il più famoso, quello quasi fondato del mutuo soccorso in caso di aggressione manifesta.
Ma sicuramente a qualcuno ieri sarà venuto il dubbio se con Trump alla Casa Bianca verrebbe mai attivato. Il presidente americano ha taciuto per tutto il giorno prima di concedersi una telefonata con Nawrocki, senza comunicare poi nulla. A metà novembre del 2022, quando un missile cadde in territorio polacco uccidendo due contadini, prima che venisse fuori che il missile era ucraino, l’allora presidente americano Joe Biden convocò una riunione d’emergenza della Nato e del G7 e ribadì «il pieno supporto degli Stati Uniti nelle indagini» riaffermando «il pieno impegno americano nella Nato». Un amaro ricordo dell’Occidente che fu.
