VILNIUS – C’è una rivista lituana che ha scelto come giornale da presentare ai suoi lettori. è un magazine culturale bimensile con un taglio multidisciplinare che spazia dalla letteratura alla filosofia, dalla storia all’arte (il nome della rivista tradotto è ).
Grande partecipazione l’11 settembre per la festa di lancio di un numero monografico completamente dedicato al nostro giornale, che antologizza articoli di selezionati dallo staff di .
Non è il primo esperimento del genere, era già stato fatto con e c’erano stati focus su Finlandia e Polonia: fa parte della missione della rivista pubblicare traduzioni di testate europee. Il progetto nasce dalla volontà di esplorare altre culture, guardando all’Europa. Così lo presenta Lina Laura Svedaité, alla direzione del magazine, classe 1989: «C’è una grande energia creativa nel nostro Paese in questo momento. Il nostro obiettivo è quello di fornire ai lettori prospettive più ampie, visto che la cultura popolare americana dominante o la lingua inglese sono già protagoniste di altri media». Sulla cover di Literatura ir Menas dedicata a , appaiono di Calvino nell’edizione Einaudi dei primi anni ’70, appoggiate su un telo da mare.
Perché dedicare un numero a ? A rispondere è Dovydas Kiauleikis, nato nel 1986, ruolo di vice direttore di : «Innanzitutto ha una forte visione europea, mostrata anche attraverso l’iniziativa “Una piazza per l’Europa”. C’è poi una ragione sentimentale: Miriam Mafai, nel gruppo dei pionieri del giornale, era figlia di Antonietta Raphaël, nata a Kaunas. Aggiungerei che ha un giornalismo culturale di livello mondiale che abbiamo voluto mostrare ai nostri lettori».
Guardare all’Europa oggi vale da queste parti ancora di più. La paura che Putin possa attaccare le repubbliche baltiche serpeggia, anche se le nuove generazioni, quelle nate dopo l’Indipendenza del 199-91, che non hanno quindi conosciuto l’orso sovietico, guardano avanti. è stata fondata nel 1946 e quel periodo lo ha attraversato, cercando di resistere e eludere la censura attraverso metafore letterarie. Oggi guarda all’Europa e alle nuove generazioni che prendono spazio e vive un rinascimento culturale che si traduce in progetti. In questo contesto, spiega Svedaité, la cultura italiana gode di una stagione d’oro: «Non solo sono apprezzati i classici – Italo Calvino, Curzio Malaparte, Primo Levi – ma anche i contemporanei. Tra le pubblicazioni recenti figurano gli ultimi libri di Paolo Cognetti, Viola Ardone, Paolo Giordano e Greta Olivo».
La selezione degli articoli di da parte della rivistaha seguito due binari, alternando voci già popolari e alcune da scoprire, come spiega Kiauleikis: «Volevamo bilanciare nomi noti con altri meno conosciuti qui in Lituania: Alessandro Baricco accanto ad Amelia Rosselli, Paolo Cognetti accanto a Vivian Lamarque. Abbiamo inserito un articolo sulla popolarità del buddismo in Italia perché ci ha incuriosito, così come l’intervista allo storico Francesco Benigno sulla percezione della storia. Rispetto alla tradizione lituana, gli articoli di sono meno formali, i giornalisti non hanno paura di esprimere la loro opinione, i loro commenti, il linguaggio è creativo».
La rivista è solo una delle iniziative che guardano al nostro Paese: scambi culturali che da oggi a un anno comprenderanno arti visive, teatro, danza, nuova opera, musica, cinema, letteratura e storia nell’ambito del programma “Cultura lituana in Italia 2025-2026”.
Il lancio si è tenuto in un caffè nel centro della città, atmosfera rilassata e pubblico da grandi occasioni. Non c’erano solo lettori, scrittori, accademici ma anche le istituzioni: l’ambasciatore italiano a Vilnius Emanuele de Maigret, l’ambasciatrice della Lituania in Italia Dalia Kreivien? e il presidente della Commissione cultura della Camera Federico Mollicone.
Laura Gabrielaityté-Kazulènien?, addetta culturale lituana in Italia, aggiunge tasselli, tra cui la presenza italiana alla Biennale di Kaunas che inaugura oggi e il Romaeuropa Festival che ospiterà artisti lituani. Il significato della collaborazione tra i due Paesi è sintetizzato dall’ambasciatrice Dalia Kreiviené: «La cultura rimane uno dei più potenti strumenti di diplomazia».
