LEOPOLI – L’ultima beffa è un’aggravante. Gli incursori russi si sono infilati di nuovo in una conduttura dismessa del gas, sbucando alle spalle delle linee ucraine come avevano fatto ad Avdiivka e poi a Sudzha. Entrambe le città, strenuamente difese, si erano sgretolate come le avesse improvvisamente divorate un tarlo. Ora tocca a Kupyansk: i russi hanno attraversato sottoterra il fiume Oskil, che proteggeva la roccaforte nella regione di Kharkiv, e sono usciti alle sue porte scavalcando gli ucraini.
Un’operazione da film. Le immagini girano sui social: ecco i soldati calati nel ventre del tubo, viene la claustrofobia anche solo a guardarle e figurati a immaginarti che ci sono rimasti dentro per quattro giorni. È il tempo necessario a percorrere i dieci chilometri di viscere della terra tra Lyman Pershyi, sotto controllo russo; e l’ucraina Radkivka.
Sei mesi fa, a Sudzha i russi avevano dovuto pompare fuori il gas rimasto nei tubi quando a gennaio Zelensky aveva bloccato il rinnovo del contratto di transito con Mosca; ma l’aria era comunque irrespirabile, e qualcuno dei soldati nel tunnel ci era morto asfissiato. Gli altri avevano fatto collassare la difesa di Kiev diffondendo il panico. Lo Stato maggiore provò a minimizzare: impossibile, la controffensiva ucraina nella regione russa di Kursk era in disfatta, la ritirata scomposta provocò un elevato numero di perdite.
A Kupyansk la missione è stata preparata con cura. Nel gasdotto i russi hanno realizzato quattro stazioni di riposo e rifornimento. Si sono organizzati pure per la traversata: non hanno dovuto gattonare per chilometri trascinando armi e sacca nell’aria malsana e nel buio, hanno usato slitte con le ruote e persino trasportini elettrici, nei luoghi in cui l’altezza lo consentiva.
La situazione in città, ora, è incerta. Sui canali militari russi si festeggia, ma gli ucraini sono ottimisti: «L’uscita del gasdotto è sotto controllo», assicura lo Stato maggiore. Gruppi di incursori russi sbucati dal gasdotto si sono dispersi nella foresta e sono entrati in piccoli gruppi nella parte nord della città. Sono gli stessi soldati ucraini a confermarlo, raccontando che la gente rimasta in città li ha accolti offrendo loro cibo e rifugio. Per questo, dicono, è impossibile bombardarli senza provocare stragi. Ma hanno diffuso immagini mentre alzano una bandiera gialloblu in città.
Una volta usciti dal gasdotto, i russi sono entrati anche a Kindrashivka, allargando il controllo sulla zona grigia oltre la barriera del fiume Oskil. Ma l’infiltrazione non è stata improvvisa: va avanti da tempo. Lo Stato maggiore ucraino ha diffuso un comunicato secondo cui in città «è in corso un’operazione di contro sabotaggio con ricerca e attacco nei dintorni. Dall’inizio dell’operazione, in due settimane il nemico ha perso 395 persone. L’operazione continua per rafforzare la stabilità della difesa ed eliminarli».
Ma l’imbarazzo per lo smacco della beffa fotocopia è evidente: «Francamente il problema a Kupyansk non si è verificato ora perché i russi sono passati attraverso il tubo, i segnali di allarme c’erano da un bel po’ — scrive il tenente maggiore ucraino “Alex” sul suo canale Telegram — hanno cercato e cercano di aggirare la città, ma ci sono arterie logistiche a sud in relativa sicurezza. È un peccato per Kupyansk, c’era tutto il tempo per preparare la difesa».
L’operazione gasdotto, insomma, sarebbe in piedi da giorni. Non solo avrebbe permesso agli uomini di sbucare oltre l’Oskil, ma ha creato una linea logistica importantissima per rifornire le truppe avanzate. Per questo oggi i russi sono i primi a essere sconcertati che la notizia del gasdotto si sia diffusa: «Quindi, il nemico ora è a conoscenza», si lamenta il blogger militare filorusso Yuriy Podolyaka biasimando chi ha diffuso i video, che giravano da giorni, inutilmente riferiti a Pokrovsk per depistare.
Gli avamposti nella parte settentrionale e occidentale di Kupyansk hanno già attivato postazioni per il decollo dei droni. Ma gli ucraini, nel frattempo, hanno messo il gasdotto fuori uso: «L’esercito lo ha già colpito nella zona dell’Oskil, allagandolo», dice a Suspilny Yuriy Fedorenko, comandante del 429° reggimento dei droni Achilles. La situazione a Kupyansk era drammatica da tempo, ma forse stavolta la falla è stata tappata in tempo per evitarne la caduta.
