I caccia che sabato sono decollati sulla frontiera polacca e su quella romena per affrontare i droni russi non potevano contare sulla copertura della nuova operazione della Nato. Ci vorranno settimane, forse più di un mese, perché la “Sentinella dell’Est” diventi pienamente funzionante e due giorni fa si sono riproposti gli stessi problemi vissuti durante la grande irruzione nel territorio di Varsavia: i missili aria-aria dei jet F16 sono troppo potenti e la loro azione può provocare danni alla popolazione civile. Il generale Alexus Grynkewich ha sottolineato che è questo l’elemento principale preso in considerazione e non la sproporzione di costo tra questi ordigni, con un prezzo superiore a un milione di euro, e le bombe volanti in vetroresina costruite con meno di ventimila euro. «Piloti e personale della contraerea sanno di non doversi preoccupare del valore dei missili ma soltanto di garantire la sicurezza dei cittadini», ha ribadito l’ufficiale americano scelto da Donald Trump come comandante supremo alleato in Europa.
“Eastern Sentry” invece sarà uno “scudo multistrato” con armi diverse a seconda delle caratteristiche degli incursori: un’organizzazione che ricalca quella adottata dall’Ucraina dalla fine del 2023 che è arrivata a distruggere fino all’80 per cento dei velivoli teleguidati di Mosca. La massima attenzione sarà rivolta alla fascia bassa, fino a tremila metri di altezza, che è quella più affollata dai droni. Lì si useranno i missili spalleggiabili tipo gli Stinger americani o i Piorum polacchi con meno di due chili d’esplosivo. Ci saranno poi mitragliere e semoventi contraerei assieme ai piccoli disturbatori di frequenze che “accecano” la guida dei droni. I reparti però dovranno essere connessi con il quartiere generale della Nato, ricevendo tutte le informazioni sui movimenti degli intrusi. Un ruolo importante in questa fascia sarà riservato agli elicotteri, che possono compiere manovre alla stessa velocità dei mezzi telecomandati russi, inferiore a 130 chilometri orari.
Nella fascia media invece saranno attive batterie di missili terra-aria più potenti – come i nuovi Camm-Er polacchi, i Nasams norvegesi o gli Iris-T tedeschi – assieme a camion con strumentazioni che generano “bolle tattiche” di impulsi elettromagnetici per cancellare ogni collegamento radio, telefonico e anche la ricezione delle coordinate satellitari gps. In questo settore, più o meno fino a 10 mila metri, la minaccia principale sono i missili cruise, che in rare occasioni hanno sfiorato il confine polacco per piombare sulle industrie e ucraine nella zona di Leopoli. La tattica messa a punto dai generali di Mosca prevede di scagliare centinaia di droni – alcuni sono gli Shahed/Geran da attacco; altri i Gerbera quasi sempre disarmati – che tengono impegnate le batterie difensive per aprire la strada ai raid dei missili.
Infine la fascia alta, appannaggio dei caccia F-16, F-35, Eurofighter e Rafale o delle batterie missilistiche a lungo raggio Patriot e Samp-T: nel Baltico, sul confine bielorusso e nel Mar Nero dovranno monitorare gli aerei russi ma saranno pure “l’ultima risorsa” per disintegrare i droni che abbiano superato gli altri due livelli dello schermo. In cielo ci saranno più radar volanti, come il Gulfstream Caew italiano o i Saab 340 polacchi e svedesi, che dall’alto riescono più facilmente a localizzare gli incursori.
La “Sentinella dell’Est” dovrà mettere insieme tutti questi strumenti su un confine lungo oltre duemila chilometri, dall’Artico al Bosforo, e per farlo dovrà allestire un meccanismo di scambio dei dati che colleghi ogni squadra a terra, ogni elicottero e ogni jet. Gli ucraini utilizzano centrali informatiche e tablet connessi tramite i satelliti Starlink. Molti dei Paesi Nato hanno già apparati simili: la sfida ora è unirli in una rete comune ed efficiente, che trasformi tutta la frontiera orientale in una sola scacchiera dove muovere le singole pedine difensive.
Il passo successivo saranno i droni intercettori: armi guidate dall’intelligenza artificiale che costano un decimo rispetto ai missili terra-aria tradizionali. Attualmente li producono solo tre aziende ucraine, tra cui Swift Beat creata dall’ex ceo di Google Eric Schmidt, e la Anduril statunitense: una delegazione di Varsavia due giorni fa si è recata a Kiev e ha discusso la possibilità di acquistarli. Finora il governo Zelensky ha vietato le esportazioni, ma potrebbe fare un’eccezione: il muro sul confine polacco impedirà che gli sciami russi colpiscano alle spalle Leopoli.
