Uno straordinario Lorenzo Mark Finn è campione del mondo Under 23. Per il genovese, 18 anni appena, è il secondo titolo mondiale in carriera dopo quello tra gli juniores conquistato a Zurigo un anno fa. Quello di Finn è il primo oro per l’Italia ai Mondiali di ciclismo su strada di Kigali, in Ruanda. Ed è un oro pieno di futuro. Finn è il secondo di sempre dopo Matej Mohoric (2012 juniores, 2013 Under 23) a fare doppietta iridata in anni consecutivi in due categorie diverse. Nella crono era arrivato 4°, a 4” dal bronzo.
La corsa
L’impresa di Finn è nata ai -47, quando un primo attacco in compagnia di altri quattro corridori ha sgretolato un gruppo fino a quel momento tirato dai belgi per il fenomeno Jarno Widar. È Finn a fare la corsa e a forzare ancora una volta ai -32: a quel punto con l’azzurro è rimasto solamente lo svizzero Jan Huber. Infine l’assolo ai -6, sulla salita del Kigali Golf. Huber l’ha visto scappare via, imprendibile: arrivo solitario, a braccia alzate. “Mi facevano male le orecchie da quanta gente c’era. Sarà una settimana che non dimenticherò mai”. Sul traguardo ha fatto il gesto dell’arciere: centro perfetto. Huber è arrivato a 31”, bronzo per l’austriaco Schettl. Finn è il settimo italiano a vincere il Mondiale Under 23 dopo Figueras (1996), Basso (1998), Giordani (1999); Chicchi (2002), Battistella (2019) e Baroncini (2021).
Le prime parole
“Un’emozione incredibile, come l’anno scorso”. Così Lorenzo Finn dopo l’arrivo: “Voglio dedicare la vittoria alla mia ragazza Fabiana, questa è per lei”, ha aggiunto il giovane ciclista azzurro. “Il piano iniziale era quello di vedere cosa avrebbe fatto il Belgio – ha spiegato a Rai Sport -: la prima metà della corsa è stata molto controllata, quando poi abbiamo dato una sgasata sul pavè, si è fatta subito selezione. Siamo rimasti prima in sei, poi in quattro e poi in due con lo svizzero Huber. All’ultimo giro sono riuscito ad attaccare e a restare da solo e a regalarmi un’altra gioia incredibile”. Alla fine “mi facevano male le orecchie per il grande entusiasmo che sentivo sul rettilineo conclusivo.
Prima ho voluto sottolineare come questo sia il mio secondo mondiale consecutivo e poi ho festeggiato con il gesto della freccia diretta al bersaglio: ne avevo parlato ieri con Borgo, ci siamo promessi che se uno dei due avesse vinto, avrebbe celebrato il successo con questo gesto”, ha aggiunto Finn.
Chi è Finn
Lorenzo Finn è nato nel 2006 a Genova da padre inglese (di Sheffield) e mamma ligure e corre nella squadra di sviluppo della Red Bull-Bora Hansgrohe. In un’intervista lo scorso anno si raccontò così: “Da bambino ho praticato calcio e tennis per 7 anni, poi un problema al ginocchio legato alla crescita mi ha portato a pedalare. I primi giri alla domenica con papà Peter e mamma Chiara, entrambi ingegneri, poi sono arrivate le prime garette con la Bici Camogli. Ho iniziato a correre l’anno prima del covid. Alla prima gara ero totalmente inesperto, tanto che non mi ero portato nemmeno le spille da balia, non sapevo che servissero per mettersi il dorsale sulla schiena. Da esordiente ho faticato anche perché non mi allenavo molto, non ero ancora sviluppato e a quell’età c’è una grande disparità di fisici. Da allievo con la Nuova Ciclistica Arma-Team Ballerini ho ingranato e sono cominciati ad arrivare i risultati”.
