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Fine vita, la scelta che divide

La Toscana apripista sulla legge Liberi subito

La Toscana è la prima regione italiana a garantire ai malati tempi e modalità certi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito.Dopo un lungo e acceso dibattito, il Consiglio regionale ha approvato, l’11 febbraio 2025, la legge di iniziativa popolare ‘Liberi subito’ depositata dall’Associazione Luca Coscioni in 15 Regioni. L’obiettivo della legge, che è stata poi impugnata dal governo, è evitare che i pazienti in attesa di un responso per mesi, muoiano prima di averlo ottenuto, come accaduto il 9 febbraio, proprio alla vigilia del via libera, a una donna di 70 anni, Gloria, affetta da broncopneumopatia cronica ostruttiva, originaria di Firenze, che da un anno attendeva l’ok della Asl alla somministrazione del farmaco letale. 

La legge  ‘Liberi subito’ è stata modificata dall’assemblea toscana tramite una dozzina di emendamenti e prevede che la procedura per la verifica dei requisiti del malato da parte della commissione si debba concludere entro 20 giorni dal ricevimento dell’istanza. In caso di esito positivo, si procede alla definizione delle modalità di attuazione della procedura entro 10 giorni, ed entro altri 7 giorni l’azienda sanitaria assicura il supporto tecnico, farmacologico e sanitario per l’assunzione del farmaco.

La norma stabilisce che tali prestazioni siano gratuite e stanzia 10mila euro all’anno per tre anni. “È una legge di civiltà perché impedisce il ripetersi di casi, da ultimo quello di Gloria, proprio in Toscana, di persone che hanno dovuto attendere una risposta per mesi, o addirittura per anni, in una condizione di sofferenza insopportabile e irreversibile”, ha commentato la segretaria dell’associazione Filomena GalloSubito è insorta l’associazione Pro Vita che parla di “una legge barbara e disumana”, “omicida e incostituzionale”. E invita il governo “a impugnare immediatamente la legge toscana con un ricorso in Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato”. 

A votare a favore sono stati Pd (con l’eccezione della consigliera dem, Lucia De Robertis che non ha espresso voto) Iv, M5s e gruppo Misto. L’approvazione ha scatenato proteste nel centrodestra. “Questa materia non è di competenza legislativa delle Regioni”, affermano i consiglieri regionali del gruppo di Fratelli d’Italia in una nota. La capogruppo della Lega, Elena Meini, è ferma: “Per noi la vita è sacra e rimane sacra. Non possiamo far passare il messaggio come istituzioni che si può scegliere di morire”. Mentre il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, la definisce “una grave forzatura”, per il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, “questo voto è una conquista che darà un impulso al legislatore nazionale”. 

La legge, promulgata il 14 marzo 2025, è stata impugnata dal governo italiano alla Corte Costituzionale. L’esecutivo, è stata la risposta della segretaria del Pd Elly Schlein, “volta le spalle a chi sta soffrendo”.

Dopo la Toscana, la Sardegna approva la legge sul fine vita

La Sardegna è la seconda regione in Italia ad avere una legge sul fine vita. Dopo un dibattito che ha fatto emergere le divisioni tra gli schieramenti e all’interno degli stessi, il 17 settembre 2025, il Consiglio regionale, con 32 voti favorevoli, 19 contrari e un’astensione, ha votato il testo della maggioranza di campo largo, scritto sulla base di quello proposto dall’associazione Luca Coscioni.

La norma punta ad applicare procedure sui tempi per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito per effetto della sentenza della Consulta del 2019: garantisce l’assistenza sanitaria gratuita a chi, affetto da patologia irreversibile e dipendente da trattamenti vitali, sceglie autonomamente, ma le condizioni dovranno essere verificate da una commissione multidisciplinare e dal comitato etico territorialmente competente.

Nei due schieramenti anche voci contrarie alle rispettive linee di partito: in maggioranza ha votato contro Lorenzo Cozzolino (eletto con il Psi), mentre si è astenuto il vice presidente del Consiglio regionale Giuseppe Frau. Nel centrodestra è stato l’azzurro Gianni Chessa a votare “convintamente” a favore. “È una legge di civiltà e responsabilità istituzionale”, ha commentato a caldo la presidente della sesta commissione Sanità del Consiglio, Carla Fundoni (Pd), tra le promotrici insieme al capogruppo del suo partito, Roberto Deriu. Ora, sottolinea Deriu, “abbiamo una regola chiara per una situazione estrema”. “Una legge manifesto del campo largo nella speranza di blandire una fetta dell’elettorato – evidenzia il capogruppo Fdi, Paolo Truzzu -. Una legge inutile, che esula dalle competenze del Consiglio regionale e pertanto rischia di essere cassata dalla Corte costituzionale”.

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