L’attesa finirà domani alle 11 ora di Oslo. Con l’annuncio del Nobel per la Pace, Donald Trump saprà se l’avrà spuntata tra i 338 candidati al premio.
Dall’attivista Greta Thunberg, appena tornata da Israele dopo l’imbarco sulla Flotilla per Gaza e l’arresto, alla relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, la sfida è anche tra diverse visioni del mondo e di come porre fine ai conflitti, mai così tanti a partire dal 1946, secondo uno studio dell’Università di Uppsala.
Trump non nasconde di bramare il premio, che rivendica come riconoscimento per i suoi presunti successi nell’aver posto fine a “otto guerre”. Prima di lui lo hanno ricevuto quattro presidenti Usa da Roosevelt fino a Obama. Donald era stato candidato già nel 2020 e nel 2021 e questa volta potrebbe avere qualche possibilità in più, dopo la nomination presentata da diversi capi di stato e di governo, da Netanyahu a rappresentanti di Pakistan, Congo e Cambogia.
Nei giorni scorsi, inoltre, le famiglie degli ostaggi israeliani hanno scritto al Comitato per il Nobel chiedendo di premiare Trump per aver portato quella che definiscono ‘”luce nei giorni più bui’, grazie al suo impegno per il rilascio delle persone rapite dai terroristi il 7 ottobre.
Grandi operatori di scommesse hanno quotato le possibilità di vittoria di diversi candidati e dato Trump tra i favoriti insieme alla moglie del dissidente russo morto in carcere Alexey Navalny, Yulia, a Volodymyr Zelensky e a Greta Thunberg. Tra i possibili vincitori ci sono anche organizzazioni come le Camere di risposta alle emergenze del Sudan, la Corte Internazionale di Giustizia e gli osservatori dell’Osce sulla regolarità delle elezioni.
Ma secondo molti esperti, anche stavolta non sarà l’inquilino della Casa Bianca a vincere. “Al di là dei tentativi di mediazione per Gaza, si osservano politiche che vanno contro le intenzioni e i principi enunciati nel testamento di Nobel”, come la cooperazione internazionale, la fratellanza tra i popoli e il disarmo, ha dichiarato la direttrice dell’Istituto di ricerca sulla pace di Oslo, Nina Graeger.
La scelta dell’anno scorso è ricaduta sull’organizzazione Nihon Hidankyo, che rappresenta i sopravvissuti ai bombardamenti atomici. Anche quest’anno, potrebbe essere premiata una figura non troppo controversa o divisiva. “Guardiamo al quadro nella sua interezza”, spiega il presidente del comitato di cinque membri che assegna il Nobel per la pace, J›rgen Watne Frydnes: “Esaminiamo prima di tutto ciò che hanno concretamente realizzato al servizio della pace”.
Nello Studio Ovale non si fanno dunquetroppe illusioni. “Ho risolto otto guerre ma non mi daranno mai il Nobel per la pace”, aveva detto di recente lo stesso Trump parlando ai vertici militari convocati a Quantico: “Lo daranno a qualcuno che non ha combinato nulla o ha scritto un libro sulla mente di Donald Trump e su come si risolvono le guerre”.
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