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Orbán, schiaffo all’Europa: “Trump sbaglia su Putin, vado da lui per fargli togliere le sanzioni”

Hotel Minerva, dopo l’incontro in Vaticano. Viktor Orbán si ferma a conversare con prima di raggiungere Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, dove è atteso dopo pranzo. È disponibile a ragionare delle sanzioni americane sul petrolio, che colpiscono l’Ungheria e hanno spinto il premier ungherese a promettere impegno per aggirarle. Una posizione che è assieme un colpo all’Europa e agli Stati Uniti. E proprio con Bruxelles Orbán è durissimo, in linea con la scelta di bloccare con il veto ogni decisione a favore di Kiev: “L’Unione – dice – non conta nulla. E presto sarò da Trump per risolvere il problema delle sanzioni al petrolio”. Prima di concedersi, si mette in posa per farsi un selfie con gli agenti che l’hanno scortato in hotel attraverso le vie di Roma.

Presidente Orbán, lei pensa che siano un errore le sanzioni imposte da Trump sul petrolio russo ?

“Sarò presto a Washington per discuterne con il presidente Trump. Stiamo ragionando su come costruire un sistema sostenibile per l’economia del mio Paese, perché l’Ungheria dipende moltissimo dal petrolio e dal gas russo. Senza di loro, i prezzi dell’energia andranno alle stelle, provocando delle carenze nelle nostre scorte’’.

Trump si è dunque spinto troppo oltre?

“Dal punto di vista ungherese, sì. E dunque cercheremo di trovare una via d’uscita, soprattutto per l’Ungheria”.

Cosa si aspetta dall’incontro di oggi con Giorgia Meloni? Discuterete delle nuove sanzioni europee e americane alla Russia?

“Il punto più importante della discussione con il vostro primo ministro è il futuro dell’economia europea, perché sulla guerra in Ucraina resta ben poco da fare’’.

In che senso?

‘’Abbiamo appaltato agli americani e ai russi la possibilità di risolvere questa guerra. Purtroppo, non abbiamo un ruolo. L’Europa è totalmente fuori dai giochi’’.

Si riferisce alla guerra?

“È fuori dai giochi sul futuro della costruzione della sua sicurezza e sui futuri rapporti tra russi e ucraini. Quindi c’è ben poco da discutere su questo fronte’’.

Torniamo all’agenda dell’incontro con Meloni.

“L’economia è il piatto forte. Il principale problema è la perdita di competitività dell’economia europea. In particolare, la transizione green e le decisioni sul tavolo dell’Unione, la cosiddetta Ets2 (la direttiva sulle emissioni, ndr), che aumenterà il prezzo dell’energia per chi ha una casa o per chi possiede un’auto. Insomma, per la nostra gente. Infine, dobbiamo lavorare per rendere più competitive l’economia di Italia e Ungheria’’.

Orbán ha fretta, fa per andare via. Gli chiediamo di Ilaria Salis e della posizione del governo ungherese, che preme affinché l’eurodeputata vada in carcere, nonostante le condizioni di detenzione imposte da Budapest abbiano attirato le proteste dell’Europa. Il premier si volta, sorride, non risponde e scappa via.