Un missile spinto dall’energia nucleare, in grado di volare per 14 mila chilometri. E, in teoria, di rimanere in aria per giorni, pronto a colpire ovunque nel pianeta. L’annuncio fatto questa mattina da Mosca è sensazionale: nessuno ha mai costruito un’arma del genere, con un’autonomia potenzialmente illimitata. Inoltre se i russi fossero riusciti a miniaturizzare un propulsore atomico, rendendolo compatibile con le dimensioni di un missile seppur intercontinentale, allora potrebbero applicare la stessa tecnologia in molti altri settori: dalla spinta per i lanci spaziali di vere astronavi fino alla produzione di corrente elettrica con centrali nucleari mobili, grandi poco più di un tir. Sarebbe una vera rivoluzione, così straordinaria da creare numerose perplessità.
I russi chiamano il missile Burevestnik – ossia “Uccello della Tempesta” –, gli analisti della Nato invece lo hanno ribattezzato SSC-X-9 Skyfall: hanno usato la sigla X che indica i mezzi sperimentali perché dubitavano riuscisse a funzionare. I modelli esibiti in passato dai russi mostravano un ordigno lungo 12 metri – che senza il razzo ausiliario per la partenza di riducevano a nove – con un diametro inferiore a due metri e ali retrattili di sei metri d’apertura.
L’annuncio è stato fatto dal comandante delle forze armate, Valerij Gerasimov: ha comunicato al presidente Putin il successo del prototipo, lanciato martedì scorso con una missione durata quindici ore. Un tempo lunghissimo per un missile, in cui avrebbe percorso 14 mila chilometri rimanendo quindi a una velocità inferiore a quella del suono. L’obiettivo sarebbe stato quello di verificare l’affidabilità dell’innovativo propulsore e non le prestazioni massime. “Le sue caratteristiche tecniche permettono di usarlo con una garanzia di precisione contro siti altamente protetti e a qualsiasi distanza”, ha aggiunto il generale Gerasimov. “E’ veramente un’arma unica, che nessun altro Paese al mondo possiede”, è stato il commento di Putin durante la visita a uno dei comandi integrati. Il presidente, che indossava la tuta mimetica ed esibiva un sorriso molto soddisfatto, ha ordinato di “preparare tutto il necessario per rendere operativo il Burevestnik nelle forze armate russe”.
Nello scorso agosto – come segnala l’esperto russo Pavel Podvig – i satelliti avevano individuato una serie di attività nel poligono di Pankovo: non si esclude che alla fine dell’estate lì siano stati condotti voli di prova a corto raggio. Poi oggi è stato diffuso il video del colloquio tra Gerasimov e Putin, assieme ad alcune foto del decollo del Burevestnik. Manca una conferma da parte di Washington, che sicuramente ha monitorato con i satelliti a infrarosso il lancio di prova.
Mosca lavora da oltre un decennio a questo progetto. Il Cremlino lo ha indicato più volte come uno degli strumenti per ottenere la superiorità sull’Occidente e modificare gli equilibri della deterrenza nucleare. Nel 2018 Putin ha definito “invincibile” il Burevestnik, sostenendo che avesse un raggio d’azione senza limiti e fosse in grado di superare tutte le barriere difensive statunitensi. L’anno successivo un incidente gravissimo ha provocato l’allarme per la radioattività in una vasta zona a nord della base sperimentale della Marina di Arkhangelsk: le autorità hanno cercato di tenere nascosta la vicenda, poi il 9 agosto l’agenzia atomica Rosatom ha ammesso il problema. La dinamica di quell’episodio resta misteriosa.
L’ipotesi è che il prototipo sia caduto in mare durante un test e nel corso del recupero sia avvenuta un’esplosione: il combustibile nucleare avrebbe contaminato i superstiti. Alcuni, pare cinque, sarebbero morti per le radiazioni, come i soccorritori di Chernobyl. Il 21 novembre 2019 Putin ha voluto personalmente rendere omaggio alle vittime, tutti scienziati e ricercatori: “Sono cadute mentre lavoravano a un sistema senza precedenti. Stiamo parlando delle idee e delle soluzioni tecniche più avanzate per realizzare un’arma concepita per assicurare alla Russia sicurezza e sovranità per decenni e decenni”.
Oggi lo stesso generale Gerasimov ha detto che “contrariamente agli altri test questo ha avuto successo e il Burevestnik ha volato per 14 mila chilometri”. E ha subito specificato: “Questa distanza non è il suo limite…”. Non solo. Ha spiegato nel resoconto a Putin che l’arma ha compiuto “manovre verticali e orizzontali”, dimostrando la capacità di sottrarsi ai missili delle difese aeree. La nuova natura dell’ordigno è sottolineata pure dalle parole del presidente: “Dovremo stabilire come classificarla”. Non corrisponde infatti ai tradizionali missili balistici intercontinentali e neppure ai cruise come il Tomahawk statunitense: può teoricamente restare in volo per giorni e giorni, diventando una sorta di spada di Damocle che incombe dal cielo sugli avversari della Russia. Potrebbe addirittura sostituire i tradizionali bombardieri che costituiscono un elemento della “triade” della deterrenza nucleare: nei momenti di crisi, Mosca potrebbe far alzare i Burevestnik tenendoli in aria per parecchi giorni. Una minaccia che – dopo la fase iniziale – sarebbe poco visibile ai radar e ai sensori termici.
Gli Stati Uniti avevano concepito iniziative simili alla fine degli anni Cinquanta: in particolare il “Project Pluto” per costruire un missile intercontinentale con propulsore atomico, seguito dai piani di bombardieri B-47 spinti dallo stesso apparato. Nel caso del missile, c’erano state difficoltà nella miniaturizzazione del reattore, che doveva riscaldare una miscela di aria e sostanze chimiche generando la spinta. Invece sugli aerei il problema principale era la protezione dell’equipaggio, che rischiava di venire avvelenato dalle radiazioni. Dalla metà degli anni Sessanta i programmi americani sono stati abbandonati. Adesso in tutto il mondo c’è la corsa a realizzare mini-reattori nucleari: i russi però sono gli unici a essersi messi a studiare anche le applicazioni militari. E – stando a quello che hanno dichiarato – a essere riusciti a farle funzionare.
