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Emily Blunt, The Smashing Machine una grande sfida

(di Lucia Magi) Emily Blunt era ancora sul set di ‘Oppenheimer’ quando Benny Safdie le ha parlato per la prima volta di ‘The Smashing Machine’, il film di A24 presentato a Venezia che arriva al cinema con I Wonder Pictures il 19 novembre. “Mi ha mandato il copione mentre stavamo girando il film di Christopher Nolan”, racconta l’attrice britannica nella conferenza stampa per i critici a Los Angeles. Nel film, diretto dal minore dei fratelli registi di ‘Uncut Gems’, Blunt interpreta Dawn Staples, la moglie del campione della Mma Mark Kerr, portato sullo schermo da Dwayne Johnson. “L’ho letto e non riuscivo a staccarmi. Era qualcosa di completamente diverso”.
    Nell’epopea sul padre della bomba atomica, Safdie e Blunt hanno una scena insieme, “una sequenza molto dura in cui Kitty rifiuta di stringergli la mano. Stavamo per girarla quando mi disse: ‘Tu sei amica di Dwayne, pensi di poterlo coinvolgere? Non riesco a smettere di pensarci’. Così è iniziato tutto.
    Quella sera, ho guardato il documentario su Kerr e ho chiamato DJ dicendo: ‘Devi dare priorità a questo progetto, ti darà modo di esplorare tutto il tuo arco drammatico”. Una sovrapposizione temporale che ha fatto sorridere anche Nolan, quando ha presentato ‘The Smashing machine’ a Los Angeles: “Dì la verità – ha punzecchiato Safdie – tu stavi sul mio film e già tramavi per mettere in piedi il tuo!”.
    I tempi poi si sono dilatati, come spiega l’attrice nominata all’Oscar per Oppenheimer e vincitrice del premio SAG per A Quiet Place del 2019: “Ho girato con Nolan da febbraio all’estate; a Natale ho fatto ‘Fall Guy’ (la commedia di David Leitch con Ryan Gosling nel ruolo dello stuntman); poi ho preso un anno e mezzo di pausa prima di dedicarmi a questo progetto, la sfida più intensa della mia carriera, perché spesso, nella vita reale, e certamente nei film, le donne sono tenute a rispettare un ideale femminile, a essere sempre disponibili e perfette, soprattutto se accanto a un atleta. Dawn invece è caotica, pericolosa, fragile ma al contempo feroce. Ho trovato il personaggio straziante”.
    È la prima volta che l’ex Mary Poppins per Rob Marshall (2018) o ex assistente della temuta Miranda Priestly nel ‘Diavolo veste Prada’ (2006) interpreta una donna ancora viva: “Non avevo mai fatto nulla del genere. Ho guardato ossessivamente video di lei, come una stalker, assorbendo ogni tic, ogni gesto. L’ho incontrata e ho potuto chiederle tutto della sua vita, della sua infanzia, dei suoi dolori, delle sue ferite: è stata davvero aperta e generosa”.
    Decisiva una frase che la donna le ha detto: “Un giorno mi fa: ‘Sappi che la mia storia d’amore non è per tutti. La gente potrebbe trovarla brutta sotto molti aspetti, ma era la nostra’”. Blunt continua: “Mi ha commosso. Mi ha aiutata a vedere la relazione tra lei e Mark come un amore, non solo come un vulcano, che esplode e rompe tutto”.
    Il personaggio è cominciato dalle unghie, una french manicure molto lunga: “Ora sono diventate una mia piccola passione. È incredibile come un dettaglio così sottile possa elevare la performance. Guardando i video, Dawn era molto gestuale, sempre a toccare o comunicare con le unghie. Questo ha influenzato moltissimo la mia interpretazione”. Blunt ha avuto al suo fianco un amico di vecchia data: “Con Dwayne non c’era bisogno di diplomazia. Ci guardavamo e sapevamo cosa fare. È stato diretto, istintivo, anche doloroso. Vederlo trasformarsi fisicamente e emotivamente è stato incredibile. Ho sentito un senso di sollievo in lui nel potersi mostrare vulnerabile, lontano dall’immagine di invincibilità che porta da sempre, impressa anche nel suo soprannome (The Rock, la Roccia)”.
    L’uomo e la donna si affrontano in un’escalation di violenza fisica ed emotiva in una lunga sequenza che comincia in cucina e finisce sul pavimento del bagno: “Ero nel panico, non ho chiuso occhio la notte precedente. Mi tremava tutto il corpo”. Quello scontro occupava due giorni di lavorazione, ma “eravamo così dentro ai personaggi che siamo andati avanti finché non l’abbiamo finito”. Alla fine, i due attori sono rimasti accasciati sul pavimento esausti, “per circa un’ora e mezza, a bere tequila. È stato come una terapia”, ricorda l’attrice mostrando la foto di scena incorniciata: “Me l’ha regalata mio marito, che sa quanto lavoro c’è dietro”. 


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