BODØ – La vittoria norvegese, la prima in questa Champions e la prima assoluta in Norvegia, ha rimesso in sesto la classifica della Juventus, ma a ben vedere il lascito di questa complicata trasferta va – o può andare, se dopo la semina ci sarà un raccolto – al di là del mero risultato. Sono i gol di David e Openda la vera promessa di futuro, ovvero il primo vero segno di vita dei due più importanti acquisti dell’ultimo mercato, che fino all’altro ieri aveva suscitato soltanto disperazione.
Openda in gol dopo sette mesi
David era fermo al gol segnato al Parma alla prima giornata. Openda, figuriamoci, era in crisi già al Lipsia: non la metteva dentro, nazionale inclusa, dall’11 aprile. I due si sono sbloccati in coppia segnando due gol fondamentali nella notte in cui Vlahovic (che di futuro in questo club ben difficilmente ne avrà) non ha messo piede in campo.
La crisi di David
In fondo è stato Dusan a frustrare le velleità dei nuovi arrivati. Il primo a patirlo è stato David, che si immaginava titolare sicuro e con un partner ben diverso, Kolo Muani, e invece s’è trovato in casa un rivale scomodo che, specie all’inizio, segnava ogni volta che lo sostituiva. Il canadese è andato in crisi, ha perso posto e fiducia (soprattutto quella di Spalletti, mentre Tudor qualche chance aveva continuato a dargliela) e si sa come vanno queste cose: quando un bomber viene risucchiato in una spirale negativa ne esce soltanto con il gol, ma meno gioca e meno possibilità ha di segnare e così meno gioca, più si agita e più sbaglia. Ora vedremo l’effetto che la rete norvegese farà.
La scossa di Openda
Openda – che in assoluto ha un valore tecnico inferiore a quello di David ed è arrivato l’ultimo giorno di mercato come costosissimo tappabuchi – sembra invece un po’ più avanti nel processo di redenzione. Spalletti lo aveva messo titolare nella sua prima partita juventina, a Cremona, segno che lo stima, tant’è che lo ha poi riproposto nella notte più delicata e complicata. A Bodø il belga ha giocato un primo tempo sconfortante, ma dopo il gol è cambiato da così a così, filando in contropiede come ai tempi d’oro e dimostrando plasticamente come un attimo, quello della rete, può cambiare un destino. “Ambientarsi non è stato facile”, ha ammesso a fine partita. Su Instagram, poi, ha citato la bibbia. Ora sta a lui.
Il modulo per sfruttare gli attaccanti
A livello teorico, per sfruttare il potenziale dei centravanti (l’errore della società di includere in rosa tre prime punte è stato rimarcato tanto da Tudor quanto da Spalletti) bisognerebbe farne giocare due assieme. Il modulo ci sarebbe, il 3-5-2, e Openda ha le caratteristiche per fare anche la seconda punta. Ma questa conformazione tattica penalizzerebbe Yildiz, e s’è visto che la Juve non possa farne a meno. Tudor aveva cercato di rimediare arretrando David od Openda, ma non ha funzionato.
Yildiz da non penalizzare
In prospettiva, Spalletti potrebbe cercare nuovi equilibri con le due punte e il giovane turco alle loro spalle, o addirittura con Yildiz mezzala (lo si è visto lì in alcuni spezzoni di partita), ma occorre un lavoro profondo e una solidità di squadra che la Juventus in questo momento non ha, ma in futuro chissà. “Nello spogliatoio ho finalmente visto delle facce serene”, si è rassicurato Spalletti, che sa che al gruppo che allena va sciolta prima di tutto la tensione.
Intanto sta recuperando con cura, e ottimi risultati, un talento puro come Miretti, che può tornare buono anche a Gattuso. Ma è dagli attaccanti che ci si aspetta il cambiamento. Alle volte basta un gol e tutto diventa diverso.
