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La minaccia di Mosca: “I missili Oreshnik pienamente operativi”

Il giorno dopo aver accusato l’Ucraina di aver attaccato la residenza di Putin, il Cremlino rilascia un’altra dichiarazione che rischia di compromettere ulteriormente i tentativi di pace. Il ministero della difesa russo ha annunciato che il sistema missilistico Oreshnik è entrato formalmente in servizio in Bielorussia. Si tratta di supermissili che possono essere armati con un ordigno nucleare e che hanno una gittata fino a 5mila chilometri: i media di Stato russi hanno sottolineato come un razzo impiegherebbe solo 11 minuti per raggiungere una base aerea in Polonia e 17 minuti per raggiungere il quartier generale della Nato a Bruxelles.

Ma l’attenzione delle diplomazione è tutta su quella novantina di droni abbattuti senza colpire obiettivi — e di cui secondo le cancellerie occidentali non c’è «nessuna prova concreta». Mentre il mondo si interroga sulle conseguenze delle accuse lanciate dal Cremlino, secondo cui uno sciame di droni ucraini ha attaccato la villa di Putin a Valdai, il presidente Zelensky estrae un asso ventilando la possibilità della presenza fisica di soldati americani in Ucraina per difendere un accordo di pace: «Si tratta di truppe americane, è l’America a prendere tali decisioni. Ovviamente ne stiamo discutendo sia con Trump che con la Coalizione dei volenterosi».

È una novità enorme. Rimetterla in gioco, anche solo come tema in discussione, è un segno di quanta strada abbiano percorso i negoziati tra scetticismi e colpi bassi, tra bombardamenti veri e attacchi presunti come quello alla residenza di Putin, per il quale ora i civili ucraini tremano nell’incertezza di cosa li aspetti. Mosca ha annunciato di aver definito gli obiettivi della rappresaglia. Ma per gli alleati di Kiev le accuse del Cremlino sono «di per sé un atto di sfida all’agenda di pace». All’indomani del vertice tra Zelensky e Trump a Mar-a-Lago, Putin ne aveva parlato al telefono con Trump trovando – secondo il suo consigliere Ushakov – comprensione in un presidente «sconvolto». «Sono molto arrabbiato» con Kiev per quello che «è, o forse non è, successo», aveva detto Trump ai giornalisti, con cautela sulla consistenza delle accuse ma precisando che «non è il momento per questo genere di attacchi».

Zelensky li definisce «una bufala», e accusa il Cremlino di aver montato il caso per deragliare il negoziato. «Il nostro team negoziale — dice — ha contattato il team americano e hanno esaminato i dettagli. Sapevamo che l’accusa era falsa, e naturalmente i nostri partner possono verificarlo usando le loro capacità tecniche».

Mentre in serata gli Usa hanno annunciato «un’indagine approfondita» sul caso, la risposta degli alleati arriva da Berlino e Parigi: né MerzMacron parlano in prima persona, ma lo fanno gli staff: «Non abbiamo informazioni riguardo la dichiarazione russa, e condividiamo la preoccupazione ucraina che venga usata come scusa per un’escalation», dice il governo tedesco. «Anche dopo aver verificato con i partner — commenta la presidenza francese — non esistono prove concrete a sostegno delle gravi accuse. Le autorità russe dicono tutto e il contrario di tutto».

Ma il giallo dei droni resta un’esca perfetta per portare nelle trattative argomenti a favore delle proprie tesi. Zelensky sceglie un registro conciliante. Ricorda che i primi documenti dell’accordo «saranno pronti per la firma a gennaio». E dopo gli auguri di Natale in cui aveva detto che ogni ucraino «sogna la sua morte», intendendo quella di Putin, all’indomani delle accuse di averne attaccato la residenza dice di avere «detto e ribadito» a Trump e ai leader europei di essere «pronto per qualsiasi formato di incontro con Putin». Intanto la Russia attacca i porti a Odessa, e Kiev invia sciami di droni verso Mosca dove, ieri sera, interi quartieri sono rimasti al buio,