BERLINO – L’Europa tenta di flettere i muscoli della diplomazia in un contesto dominato dalla geopolitica predatoria di Donald Trump. E dal più ampio vertice dei Volenterosi di sempre riunito ieri in presenza a Parigi, emergono effettivamente progressi sul fronte delle garanzie per la sicurezza dell’Ucraina sia da parte americana sia europea. Una schizofrenia negoziale, quella degli europei alle prese con le minacce americane di invasione della Groenlandia, su cui il presidente francese Emmanuel Macron taglia corto in conferenza stampa: “Non ho motivo di dubitare” degli americani. Gli europei sono riusciti a tenerli al tavolo, e l’inviato Steve Witkoff sembra confermare che gli Stati Uniti ci sono: “Trump non farà un passo indietro” su Kiev. Il genero del presidente americano, Jared Kushner assicura che il contributo Usa garantirà una “robusta deterrenza” da eventuali attacchi russi.
A conferma della solidità dei risultati, uno dei punti chiave è un “sistema di monitoraggio del cessate il fuoco continuo e affidabile che sarà coordinato dagli Usa con la partecipazione internazionale” recita la dichiarazione finale. E ci sarà il contingente militare internazionale, guidato invece dagli europei che era già stato promesso al vertice di Berlino. Anche se su quello sono riemersi i distinguo tra i Volenterosi. Sicuramente gli americani garantiranno un supporto essenziale sul fronte logistico e sull’intelligence che in parte “manca” agli europei, sostiene Macron, insieme a un eventuale supporto militare. E’ il simil-articolo 5 della Nato, ma con qualche dettaglio ancora da definire, come ammettono tutti. E i soldati “proteggeranno l’aria, la terra e l’acqua” e assicureranno “la rigenerazione delle forze armate ucraine”.
In virtù di un impegno precipitato in una dichiarazione trilaterale con l’Ucraina, “la Francia e il Regno Unito istituiranno dei centri militari in Ucraina per addestrare e sostituire i soldati ucraini”, annuncia il premier britannico Keir Starmer. Anche la Spagna manderà forse le sue truppe. E il cancelliere Friedrich Merz, palesemente trainato da Parigi e Londra, rivela che eventuali soldati tedeschi saranno stazionati “in un Paese confinante della Nato”. Certo, se ne dovrà parlare solo “dopo un cessate il fuoco”. Ma a quel punto, “non escludo nulla”, scandisce. Giorgia Meloni, invece, lo esclude sin d’ora.
Per Zelensky è importante che Washington “è disposta ad aiutarci sul monitoraggio e sulla deterrenza”, parola chiave per assicurare un dopoguerra pacifico all’Ucraina. Dal presidente ucraino arriva un commento sollevato sul carattere “vincolante” degli impegni presi ieri, che dovranno essere scolpiti nella pietra dal Congresso americano ma anche dai parlamenti europei. Come sottolinea Merz, l’intesa è tesa a evitare gli errori degli accordi di Minsk tra russi e ucraini sottoscritti dopo l’annessione della Crimea e continuamente violati da entrambi: “puntiamo a un cessate il fuoco che – al contrario di Minsk – si basi su garanzie solide”. Il cancelliere ricorda che la Germania resta il più generoso contribuente finanziario dell’Ucraina e che il principio che ha dominato anche i colloqui di ieri è stato quello di rafforzare anzitutto l’esercito ucraino. Che potrà continuare a contare su 800mila uomini, come era emerso dal vertice di Berlino e in contrasto con il famigerato piano di Witkoff dei 28 punti, che chiedeva a Kiev di ridurlo a 600mila.
Ma intanto, mentre i Volenterosi si riuniscono per il vertice mammut, finalmente un comunicato libera dall’isolamento la Danimarca. Se gli Usa invadessero la Groenlandia, “finisce tutto, anche la Nato” aveva detto la premier danese Frederiksen, e per due lunghi giorni si era stagliata sui balbettii europei e si era opposta a Trump con parole nette. Ieri sette leader europei tra cui Meloni, Merz, Starmer e Macron, sono riusciti a scrivere nero su bianco che “la Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia”. Meglio tardi che mai.
