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Così Mimmo Paladino colora i suoni dell’Apocalisse di Messiaen

Milano.Nel gelo atroce del campo di lavoro di Görlitz, al confine fra Germania e Polonia, il 15 gennaio del 1941, i nazisti — come spesso facevano per allietare i tempi morti del loro crudele lavoro — vollero che fosse eseguito il , opera composta da un talentuoso prigioniero di guerra francese, il poco più che trentenne Olivier Messiaen. Per accontentarli il giovane organista della chiesa Sainte-Trinité a Parigi fu costretto a reclutare altri tre musicisti fra i suoi compagni di detenzione. Lo stesso Messiaen accompagnò con un pianoforte scordato i compagni di baracca, Jean Le Boulaire al violino, Henri Akoka al clarinetto ed Étienne Pasquier al violoncello, guidandoli nell’esecuzione di questa composizione che parte da un’immagine molto amata, quella dell’Angelo che annuncia la fine del Tempo.

Lo spettacolo richiesto dai gerarchi fu eseguito nel campo sepolto nella neve, davanti a circa altri 400 fra deportati, ufficiali delle SS e guardie. La musica evocativa e straziante, ispirata ai primi versetti del X capitolo dell’Apocalisse di san Giovanni, risuonò fra il filo spinato e i rumori spaventosi del campo dov’erano reclusi oltre trentamila fra francesi, polacchi, belgi, serbi. E oggi, a 85 anni da quella tragica “prima”, torna a risuonare in uno dei luoghi della deportazione, in mezzo a una serie di tavole di Mimmo Paladino ispirate a quell’opera e realizzate con la tecnica acquaforte e acquatinta.

A ospitare le opere di Paladino, dal 15 gennaio al 28 febbraio, è il Memoriale della Shoah di Milano, che ha curato la mostra immersiva ideata da Paladino e intitolata , nell’ambito della XVIII edizione della rassegna “Segrete. Tracce di Memoria”. Un progetto realizzato in collaborazione con Art Commission ed Edizioni Colophonarte, a cura di Manuela Composti, Camilla Fiorin, Virginia Monteverde. L’esposizione inaugura il ciclo di iniziative proposte dal Memoriale della Shoah nell’ambito della Giornata della Memoria.

Il nucleo del progetto è la trasposizione artistica del di Messiaen, che morì nel 1992, dopo esser sopravvissuto all’esperienza del campo e aver ripreso la sua carriera di compositore e organista. Il quartetto composto nel campo di prigionia, col beneplacito del comandante che era un appassionato musicologo, è un’opera impregnata di misticismo e di simbolismi, fra le più celebri di Messiaen. Essa rivivrà acusticamente e nell’interpretazione visiva e poetica di Mimmo Paladino. Lo scenario dell’allestimento è quello ruvido del Binario 21, nei sotterranei della stazione Centrale di Milano, da dove fra il ’43 e il ’45 partirono venti treni carichi di migliaia di ebrei e oppositori politici diretti ai campi di sterminio.

I visitatori — in questo mese della Memoria si attendono oltre ventimila persone — potranno attraversare uno spazio in cui suono e immagine si intrecciano, permettendo una fruizione simultanea e profonda dell’opera di Messiaen e della sua trasposizione artistica. Ad arricchire il “libro unico” che raccoglie le tavole di Paladino — mai esposte prima — saranno un saggio-racconto del critico musicale Sandro Cappelletto e un contributo di Liliana Segre che proprio dal Binario 21 partì il 30 gennaio 1944 verso Auschwitz. Parole di grande commozione, quelle della senatrice a vita di fronte al viaggio fra suoni che nacquero per innalzare i cuori sulla barbarie e al segno grafico che li reinterpreta.

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«La piccola, cresce sana e cattiva. Morde chiunque e mangia le arance…