“Sanremo forse mi ha aiutato a farmi volere un po’ più bene”. La “settimana santa” volge al termine e per Laura Pausini, per la prima volta co-conduttrice all’Ariston, è tempo di bilanci. “Forse avete capito anche voi che non sono poi così cambiata, ho solo qualche ruga in più e tanta esperienza. Sto lontana dai social in questi giorni, ma mi è stato riferito che c’è molto rispetto per me dopo queste giornate di festival”, dice con un sorriso.
E l’incontro con i giornalisti ha un po’ il sapore di una confessione, del desiderio di scrollarsi di dosso vecchie e nuove polemiche, dalle critiche alla cover di Due Vite di Marco Mengoni alla controversia su La mia storia tra le dita di Gianluca Grignani, fino all’interpretazione dell’inno di Mameli all’apertura dei Giochi di Milano Cortina. Se all’inizio solo la sua zeta romagnola è sfuggita al ritmo militare della scaletta di capitan Carlo Conti, Pausini si è via via rilassata, si è divertita, ha emozionato sulle note di 16 Marzo di Achille Lauro, fino a prendersi il palco con il medley potente che ha aperto la serata cover e con il messaggio di pace affidato a Heal the World di Michael Jackson. Una proposta che a qualcuno è sembrata banale: “Abbiamo usato una canzone che in questo momento viene cantata dai monaci che percorrono a piedi vari paesi dell’America, lanciando un messaggio e lasciando un fiore nelle città che percorrono per raccontare la pace e la fratellanza. A me piaceva molto la semplicità di questo messaggio di pace. Mia figlia, che non ama certe cose che faccio, dopo la canzone mi ha scritto che era orgogliosa. Non l’ho trovato superficiale, si parla dell’uso delle armi”. E chiosa con un pizzico di amarezza: “Finché io per voi sarò solamente una cantante italiana che va in Sud America e non una cantante che utilizza la voce per dire delle cose, forse non vi basterà mai”.
Con Grignani – che ieri ricevendo i fiori sul palco ha chiesto a Carlo Conti se sul bouquet ci fosse il numero di Pausini, che aveva presentato il suo duetto con Luchè – prova a chiudere la polemica: “Il mio numero lo ha, non l’ho mai cambiato, aspetto quello che vuole. Faccio la cantante, canto canzoni e cerco di fare il mio meglio”, precisa.
Icona pop globale, più di 75 milioni di dischi venduti, oltre 6 miliardi di streaming, prima e unica artista italiana a vincere un Grammy Award e a entrare nella Billboard Hot 100, 4 Latin Grammy, un Golden Globe, una candidatura agli Emmy e agli Oscar, “dopo il primo volume di Io Canto, nel 2007 – ricorda l’artista, 51 anni – mi sono ritrovata la prima donna a San Siro: da quel disco in avanti, ho scoperto di volermi prendere il coraggio di non raccontare solo la fragilità, ma di imparare ad essere io stessa non solo fragile. A volte ho sbagliato a raccontarmi o a capire come diventare più forte, ma ho imparato a non avere paura di buttarmi, ad avere coraggio. Non mi piace sedermi sulle cose, mi annoio”.
Dopo tante insistenze, e dopo 33 anni di mestiere, ha accettato la sfida di “fare la presentatrice perché mi è stato chiesto da Carlo Conti e lui mi manca già”, aggiunge con una punta di commozione. L’Eurovision Song Contest di Torino è stato “uno dei momenti più belli della carriera”, ma “è una presentazione diversa da quella di Sanremo: questa è più istituzionale, più seria o almeno io la vivo così. Sanremo è un batticuore. Sono fortunata, ho vinto tanti premi internazionali, ma per me questo è il più importante”, ripete con le lacrime agli occhi. E ieri sera si è inginocchiata sul palco, a indicare il punto esatto in cui Pippo Baudo, nel 1993, la proclamò vincitrice delle Nuove Proposte. E non si dà un voto, “non sono capace, ma sono contenta di me”.
Appena spenti i riflettori all’Ariston, parte immediatamente per la Francia dove la aspetta un impegno di lavoro: “Adesso che siamo alla fine non pensavo che fosse così”, sospira. Si chiude un’altra edizione, forse un ciclo, e inevitabilmente si parla di futuro: accetterebbe la direzione artistica? “Non sono ancora in grado. Dico ‘ancora’ perché prima dicevo che non avrei mai condotto e invece adesso condurrei sempre”, ammette spontanea. Quanto all’ipotesi Elisa, “se le piace sarebbe una scelta importante. Ma una cosa è sicura: è un ruolo molto difficile, donna o uomo – conclude – deve essere una persona capace”.
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