Italiano

Papaleo, oggi il bene comune sta nel senso di comunità

Un albero secolare “che si trova
solo nel Parco nazionale del Pollino e sui Balcani”, il pino
loricato “simbolo di elasticità e resilienza” è centrale, spiega
Rocco Papaleo, nel percorso emotivo e fisico di Il bene comune
la sua nuova dramedy on the road da regista e protagonista, in
arrivo dal 12 marzo in 300 copie con Piperfilm.

   
Una storia coinvolgente con uno straordinario cast che
comprende Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera
(compagna di set di Papaleo anche nella nuova stagione di Imma
Tataranni), Andrea Fuorto, la cantautrice Livia Ferri, che si
rivela anche un’ottima attrice e Rosanna Sparapano. A dare il
via al racconto, girato tra Basilicata e Calabria (producono
Picomedia, Less Is More Produzioni e Piperfilm in collaborazione
con Netflix) è Biagio (Papaleo), guida turistica che accetta,
insieme al nipote Luciano (Fuorto) di accompagnare Raffaella
(Scalera), attrice e animatrice di un laboratorio di teatro
sensoriale e quattro detenute quasi a fine pena, Gudrun
(Saponangelo), Samanta (Pandolfi), Fiammetta (Ferri) e Anny
(Sparapano) in una gita sul massiccio del Pollino, alla ricerca
del secolare pino loricato. Un tempo sospeso di confronti,
scoperte ed emergenze, nel quale con diversi piani narrativi e
omaggi alle atmosfere del teatro canzone, entriamo nelle vite
dei protagonisti, tutti con dei traumi più o meno grandi, da
affrontare. Biagio, ex militare che per essere fedele ai suoi
valori ha dovuto dire addio alla divisa; Luciano che dopo un
grave lutto non sa che strada prendere; Raffaella, attrice poco
fortunata che non rinuncia al suo sogno; Gudrun, ex infermiera
che ha detto no ad un abuso; Samanta, madre affettuosa e moglie
di un uomo violento; l’ex hacker Anny; la cantautrice Fiammetta,
che non riesce più a cantare la sua musica. Nel mondo sempre più
minaccioso di oggi “può aiutare cercare di avere l’elasticità e
la resilienza simboleggiati dal pino loricato ma come esseri
umani dobbiamo fare di più – dice Papaleo all’ANSA -. C’è
bisogno di iniezioni di senso di comunità. Possiamo essere
attivi, schierarci. Per non cadere in quello che Gramsci
chiamava il pericolo dell’indifferenza, l’essere asettici,
l’essere non partecipi dei movimenti ‘di liberazione’ che ci
sono nella società”. Con il suo personaggio, Biagio che per fare
la cosa giusta ha pagato un prezzo: “volevo dare un esempio
innanzitutto a me stesso. Raccontare un personaggio che
nutrisse quel tipo di altruismo”.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA