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Le mostre del weekend, da Rothko a Giotto e San Francesco

Una settimana di grandi mostre quella che attende gli appassionati d’arte, da ROthko a Giotto fino al Simbolismo in Italia.

FIRENZE – Si apre il 14 marzo a Palazzo Strozzi l’importante omaggio dedicato a Mark Rothko, visitabile fino al 23 agosto, a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna. Un progetto unico e appositamente concepito per Palazzo Strozzi, dal titolo “Rothko a Firenze”, in cui l’artista (attraverso oltre 70 opere che ne raccontano la lunga carriera) riflette su misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela. Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista in due sezioni satellite: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.

NUORO – Al Man nella mostra “Pellizza e Ballero. La divina luce” per la prima volta viene indagato il lascito ideale che Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), padre nobile del divisionismo italiano, consegnò ad Antonio Ballero (1864-1932), artista sardo che traghettò una pittura intrisa ancora di istanze realiste verso i modi sperimentali del divisionismo. A cura di Chiara Gatti da un progetto di Rita Moro, la mostra (visitabile dal 13 marzo al 14 giugno) documenta attraverso oltre trenta opere, di cui dieci capolavori di Pellizza da Volpedo, l’amicizia, il dialogo epistolare e la vocazione che legò i due artisti.

MILANO – “Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce” è la collettiva allestita dal 10 marzo al 10 aprile all’Università Cattolica, a cura del Centro Pastorale. Nell’ambito del progetto Itinerari di Arte e Spiritualità, la mostra si focalizza sul tema delle conseguenze della guerra, attraverso le opere di 14 artisti contemporanei (tra fotografia, disegno, pittura).
    L’invito è dunque quello di fermarsi su ciò che solitamente viene dimenticato: non l’inizio della guerra, ma la sua eco lunga e inesorabile, le distruzioni esteriori ma anche le ferite interiori.

MILANO – Una selezione di 46 opere, otto tele monumentali, 2 dipinti di grandi dimensioni su legno e una serie di ritratti di piccolo formato su carta realizzati con tecniche diverse compone la mostra “Macro Pop” di Luca Vernizzi, alla Fabbrica del Vapore dal 10 marzo al 17 aprile. Fulcro della mostra sono semplici “cose” di uso quotidiano – banali, non emblematiche, a volte insignificanti – che l’artista ritrae trasformando il suo e il nostro sguardo verso questi oggetti comuni in uno spazio di riflessione.

MAMIANO DI TRAVERSETOLO (PR) – Più di 140 opere — dipinti, sculture, incisioni — animano la mostra “Il Simbolismo. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915”, dal 14 marzo al 28 giugno alla Fondazione Magnani-Rocca. Il progetto racconta l’autonomia dalle istanze internazionali che il movimento artistico raggiunse in Italia attraverso un ampio percorso suddiviso in 7 sezioni tematiche, indagando le ragioni storiche di una ricezione più tarda rispetto a Francia, Belgio e area mitteleuropea, e documentando gli scambi decisivi.

PERUGIA – Dal 14 marzo al 14 giugno la Galleria Nazionale dell’Umbria celebra l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi con la grande mostra “Giotto e San Francesco.
    Un rivoluzione dell’Umbria del Trecento”, curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi. L’esposizione racconta l’incontro tra Francesco e Giotto e la conseguente nascita dell’arte moderna. Quando attorno al 1290 Giotto arrivò nel cantiere della chiesa superiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, (dove papa Niccolò IV aveva dato inizio a una stagione di fervore decorativo senza precedenti) l’artista con il suo talento aprì infatti la strada a un codice pittorico nuovo e rivoluzionario.

ROMA – Si intitola “Scraps” la personale di Alice Pasquini in programma dal 14 marzo fino al 24 aprile a Rosso20sette arte contemporanea. Accompagnata da un testo di Jacopo Gonzales, la mostra presenta una serie di nuovi lavori nei quali frammenti di manifesti, collage e pittura si intrecciano per raccontare le figure che emergono dal paesaggio visivo della città, trasformandosi così in dispositivi narrativi.

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