Il ‘Guernica’, la grande icona anti-bellicista di Pablo Picasso, non lascerà Madrid. Il ministro della Cultura, Ernest Urtasun, ha di nuovo escluso il trasferimento temporaneo del dipinto al Museo Guggenheim di Bilbao, ribadendo in Senato che la priorità è “garantire la protezione del patrimonio” e ascoltare il parere dei tecnici, che da oltre trent’anni ne curano la conservazione. Ma l’esecutivo basco non si rassegna e continua ad attendere una “risposta formale” sulle circostanze in cui sarebbe possibile il trasferimento.
Secondo il ministro, l’opera di Picasso “è una delle opere più fragili e complesse del XX secolo” e non può essere sottoposta a ulteriori stress, poiché i rapporti degli esperti “sono chiari” e sconsigliano “in maniera categorica” di trasferirlo, secondo “criteri strettamente tecnici”. L’obiettivo è preservare il dipinto affinché “possa continuare a testimoniare alle future generazioni l’orrore della guerra e del fascismo”.
La posizione chiude, almeno per ora, alla richiesta del governo basco di esporre il quadro per nove mesi a Bilbao, a partire da giugno, in occasione del 90mo anniversario del bombardamento di Guernica e della nascita del primo esecutivo autonomo. Tuttavia, da Vitoria si insiste: manca una “risposta formale” sulle condizioni che renderebbero eventualmente possibile il trasferimenti, ritenuto una questione di “volontà politica” e di “riparazione simbolica” alla popolazione basca.
Il contenzioso si gioca su un duplice piano. Da un lato quello tecnico-conservativo, per cui il Museo Reina Sofia di Madrid, che custodisce l’opera dal 1992, ha sempre negato ogni prestito, sottolineando i rischi legati a vibrazioni e sbalzi ambientali, potenzialmente causa di crepe e danni irreversibili. Dall’altro, quello politico e memoriale, per cui i Paesi Baschi rivendicano un legame storico con i bombardamenti di Guernica, i primi di massa sulla popolazione civile, chiedendo che l’opera torni, sia pure in maniera temporanea, nel luogo della tragedia.
Realizzato nel 1937, dopo il bombardamento della città basca in piena Guerra Civile (1936-39) da parte delle forze nazi-fasciste alleate di Francisco Franco, il dipinto trascende l’evento storico, essendo divenuto un’icona universale della violenza bellica.
La sua composizione lacerata, in bianco e nero, traduce il dolore in un linguaggio visivo assoluto, trasformando un episodio locale in un grido globale di denuncia contro gli orrori della guerra. Ed è proprio questa duplicità – radicamento storico e vocazione universale – che rende il ‘Guernica’ oggi oggetto di una disputa, anche politica, destinata ad andare avanti.
“Continuiamo ad aspettare la risposta alla domanda: in che circostanze si può realizzare il trasferimento?”, ha insistito in dichiarazioni a Radio Euskadi portavoce del governo basco, Maria Ubarretxena, ribadendo la volontà del governo autonomico di farsi carico di tutte le spese di un eventuale prestito.
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