C’è la storia d’amore di una donna di nome Erato ma anche la scena di un combattimento gladiatorio. Ci sono insulti, ma anche auguri come questo: “Methe, (schiava) di Cominia, di Atella, ama Cresto nel suo cuore. Che ad entrambi la Venere di Pompei sia propizia e che vivano sempre in armonia”.
L’antica Pompei non smette di raccontarsi e questa volta lo fa grazie alla tecnologia. E così su un muro scavato oltre 230 anni fa, in un corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana, quello che non era più visibile all’occhio umano, grazie ad una tecnica di fotografia computazionale che acquisisce una serie di immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione, ora lo è di nuovo.
Trecento le iscrizioni su quel muro davanti al quale sono passati milioni di visitatori, circa 200 quelle già note, 79 quelle nuove identificate. Il progetto si chiama Bruits de Couloir (“Voci di corridoio”) ed è stato ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell’Università della Sorbona e Marie-Adeline Le Guennec dell’Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Come raccontato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei è stato eseguito in due campagne nel 2022 e nel 2025. Così è stato possibile arrivare a una rilettura complessiva della vasta testimonianza di graffiti presenti in questo ambiente di passaggio, attraverso un approccio multidisciplinare che combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities.
“La tecnologia è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico e quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico – ha commentato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel -.
Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila, un patrimonio immenso. Solo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta a Pompei”.
La metodologia adottata utilizza una griglia virtuale, documenta legami spaziali e tematici tra le iscrizioni e analizza le pareti del corridoio con Rti (Reflectance Transformation Imaging, tecnica di fotografia computazionale che acquisisce una serie di immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione). Così, si riesce a vedere ciò che l’occhio nudo non vede e dopo più di due secoli dallo scavo, emergono ancora novità. Al tempo stesso, questa tecnica è fondamentale per la conservazione digitale di una collezione di testimonianze di per sé fragili.
Lo sviluppo di una piattaforma 3D che integri fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici porterà alla creazione di un nuovo strumento per la visualizzazione congiunta e l’annotazione delle iscrizioni. Per favorire al meglio la conservazione di questo importante complesso di attestazioni epigrafiche pompeiane concentrate in un unico ambiente, portate alla luce nel 1794, il Parco Archeologico di Pompei ha messo in programma la realizzazione di una copertura del corridoio, per consentire un’adeguata protezione degli intonaci su cui sono state incise le iscrizioni e per favorire una futura esperienza di visita integrata con l’ausilio delle tecnologie sviluppate dalle nuove ricerche.
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