Un debutto come attore
cinematografico, per un’impresa che farebbe tremare chiunque:
interpretare Michael Jackson in un biopic. E’ la sfida che ha
accettato il nipote del re del pop, Jaafar Jackson (figlio di
Jermaine, ndr), classe 1996, come protagonista di Michael, film
biografico da 155 milioni di dollari, firmato da Antoine Fuqua,
appena presentato in anteprima con una global fan premiere a
Berlino e dal 22 aprile nelle sale con Universal.
Nel cast
fra gli altri, anche Colman Domingo nel ruolo del padre di
Michael, Joe Jackson; Kat Graham nei panni di Diana Ross; Nia
Long in quelli della madre della popstar, Katherine; Kendrick
Sampson nella parte di Quincy Jones, Miles Teller in quella
dell’avvocato John Branca e Juliano Krue Valdi per Michael da
bambino. Il racconto, che stando a quanto già annunciato, si
ferma cronologicamente al momento di maggiore successo del divo
di ‘Bad’ potrebbe espandersi, nel caso di un grande successo al
botteghino, con dei sequel. A coprodurre ci sono Graham King
(Bohemian Rhapsody) insieme a John Branca e John McClain, della
Michael Jackson Estate (che gestisce, diritti, beni e patrimonio
della popstar morta nel 2009 a 50 anni, ndr). “Ricordo la prima
telefonata con Graham King – ha raccontato Jaafar Jackson a
Berlino – quando mi ha parlato del progetto. Non avevo mai
recitato prima, non avevo mai voluto farlo, quindi ero molto in
dubbio perché non ero sicuro di esserne davvero capace. Così ho
iniziato a lavorare con un acting coach per circa un anno e poi
ho iniziato a studiare davvero, con i video di Michael, i suoi
testi, tutto di lui”.
La celebrazione berlinese, scandita da diversi eventi e dagli
incontri di cast e realizzatori con la stampa ha anche offerto
sul red carpet un quadro chiaro dello scontro in famiglia che
circonda il film. C’erano molti Jackson, fra i quali due figli
di Michael, Prince e Bigi oltre ad alcuni dei fratelli
dell’icona del pop, Jackie, Jermaine e Marlon. Erano assenti
però, fra gli altri, Janet Jackson (che non avrebbe voluto
partecipare al progetto) e soprattutto l’altra figlia di
Michael, Paris, che dall’inizio ha criticato il progetto. Prima
ha definito la sceneggiatura del biopic edulcorata e disonesta e
poi ha attaccato la Michael Jackson Estate (con cui la 28enne è
in rotta di collisione da tempo) per le grandi cifre spese sul
film, compresi 15 milioni di dollari destinati a nuove riprese.
Un ritorno sul set necessario, a quanto ha scritto Variety, per
sostituire tutta l’ultima parte, già girata, che affrontava
anche il tema di molestie sui minori (sempre respinte da
Jackson, poi assolto nel 2005 da 10 capi d’accusa, ndr)
affrontate dall’artista nel 1993. Un cambio in corsa che sarebbe
stato causato da un ostacolo legale, nato da un accordo
transattivo siglato alcuni anni fa con uno degli accusatori di
Jackson.
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