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Arrivano i primi missili per la cupola contraerea italiana

La cupola missilistica destinata a proteggere i cieli italiani comincia a prendere forma, chiudendo la grande breccia nella protezione del Paese. Per un decennio il tema della contraerea è stato ignorato dai bilanci della Difesa: la minaccia sembrava scomparsa dagli scenari europei e così i vecchi sistemi sono andati in pensione senza mai trovare i fondi per sostituirli. Le decisioni sono state rinviate di anno in anno e così al momento dell’invasione dell’Ucraina c’erano soltanto cinque batterie terra-aria per dare copertura al territorio nazionale. Di corsa, il governo Draghi e poi quello Meloni hanno approvato contratti e stanziato risorse. Ora iniziano ad arrivare i risultati.

La doppia barriera

Una cerimonia nella base di Sabaudia giovedì ha accolto la consegna all’Esercito dei primi lanciatori Samp-T NG e Grifo: sono i pilastri del duplice schermo che dovrà tenere lontani aerei, missili e droni ostili. “Rappresentano un significativo salto in avanti nello scenario della sicurezza, che nell’epoca attuale non può essere considerata scontata ma richiede cooperazione, addestramento e prontezza operativa – ha dichiarato il capo di Stato maggiore, generale Carmine Masiello -. Queste capacità, frutto di un lavoro attento e costante e di sinergie consolidate con l’industria specializzata e con i Paesi alleati, confermano la necessità di saper governare non solo risposte efficaci alle minacce attuali, ma soprattutto la capacità di individuare le domande giuste per affrontare le sfide future”.

Schermo anti-missile

Entrambe le batterie sono le più avanzate realizzate in Europa e vengono considerate tra le migliori al mondo. La nuova versione del Samp-T dispone di un radar ancora più avanzato – il Kronos Grand Mobile High Power di Leonardo – che tiene sotto controllo un raggio di 350 chilometri. Gli intercettori Aster 30 B1NT con portata di 150 chilometri sono in grado di affrontare anche i missili balistici, gli ordigni ad altissima velocità tornati a essere micidiali protagonisti dei conflitti. Ogni batteria disporrà di trentadue missili terra-aria pronti al lancio e venire trasferita ovunque a bordo di aerei: garantirà la sicurezza di una metropoli da ogni genere di attacco dall’aria.

Protezione ravvicinata

Il Grifo invece usa i nuovissimi missili Camm-Er, capaci di abbattere gli incursori anche a 50 chilometri: un ombrello intorno a basi militari, zone industriali e infrastrutture strategiche. Entrambi i sistemi sono stati progettati e prodotti negli impianti italiani del consorzio europeo Mbda: il Samp-T in collaborazione con la Francia; il Camm-Er assieme al Regno Unito. “Siamo veramente orgogliosi di essere giunti a questo importante traguardo nei tempi concordati e, in alcuni casi, anticipandoli – ha sottolineato Lorenzo Mariani, amministratore delegato e direttore generale di Mbda Italia -. Per la protezione dei nostri cieli, delle nostre persone e degli assetti più pregiati del Paese, l’Esercito può ora contare su questi sistemi tecnologicamente all’avanguardia per contrastare minacce che si fanno via via più sfidanti”.

Le altre barriere

Anche l’Aeronautica riceverà i due modelli, in modo da semplificare addestramento, riparazioni e forniture. L’unica differenza riguarda i radar per il Camm-Er: l’Esercito ne ha adottato uno di Rheinmetall Italia; l’arma azzurra uno di Leonardo. Il terzo pilastro della cupola nazionale saranno i cannoni a tiro rapido Skynex di Rheinmetall Italia che in Ucraina si sono dimostrati lo strumento più efficace per eliminare missili cruise e droni. Sparano raffiche di proiettili programmati per esplodere in modo da creare un muro di schegge che mette fuori uso gli ordigni. Per la difesa ravvicinata invece saranno distribuiti i missili portatili Fulgor, un progetto interamente nazionale di Mbda che affiancherà e poi sostituirà gli Stinger statunitensi.

La falange delle batterie

Al momento è previsto l’acquisto di undici batterie Samp-T NG (sei per l’Esercito e cinque per l’Aeronautica) oltre all’aggiornamento delle quattro esistenti (la quinta è stata donata all’Ucraina). Ci saranno poi quattordici batterie con missili Camm-Er (nove per l’Esercito e cinque per l’Aeronautica). Dei cannoni Skynex finora è stato programmato di comprarne quattro batterie, ma la quantità potrebbe crescere tra semoventi e apparati per la protezione degli aeroporti. E ovviamente non va dimenticato il contributo della Marina che dispone di missili Aster 30 su tutte le unità maggiori mentre i due caccia classe Duilio hanno anche la capacità di affrontare ordigni balistici.

La deterrenza difensiva

Insomma, entro i prossimi sei anni sarà schierata una barriera contraerea significativa. I costi sono pesanti. Gli stanziamenti complessivi supereranno cinque-sei miliardi di euro, divisi in più trance fino al 2033, di cui solo una parte già inclusi nei bilanci. “Intercettare e neutralizzare le minacce della terza dimensione e avviarci verso la realizzazione dello “scudo spaziale italiano” – ha commentato la sottosegretaria Isabella Rauti – significa rafforzare la resilienza di infrastrutture e sistemi, tutelare i processi informativi, contrastare la disinformazione e proteggere i cittadini da campagne ostili che mirano a indebolire le istituzioni e la tenuta sociale. Significa costruire deterrenza difensiva e sicurezza nazionale”.

Verso la rete spaziale

Nella visione del ministro della Difesa Guido Crosetto questi sistemi contraerei – oltre ai caccia dell’Aeronautica e alle navi della Marina – dovrebbero essere integrati nel futuro prossimo in un’unica rete difensiva coordinata dallo spazio: il modello del “Michelangelo Dome” su cui sta investendo Leonardo. E’ la lezione che arriva ogni giorno dai bombardamenti russi sulle città ucraine, che prendono di mira contemporaneamente bersagli nell’intero territorio nazionale: vanno avvistati in tempi minimi, affidando la reazione a tutti gli apparati disponibili con una gestione possibile solamente tramite satelliti e possenti centri di calcolo. Sono piani che richiedono finanziamenti ancora più consistenti, che non sono stati ancora discussi dal governo e dal Parlamento. Ma c’è un elemento indubbio: nella febbre del riarmo che sta contagiando l’Europa, questi sono stanziamenti con finalità esclusivamente difensive.