Voleva difendere il Paese che continuava a percepire come patria e in Ucraina è morto “da eroe”, cercando di rintracciare il proprio fratello, come non smetteva di ripetere ai genitori adottativi. Artiom Naliato, nato a Kirovograd 21 anni fa e residente da oltre dieci a Tribano, frazione San Luca nel Comune di Conselve nel Padovano, è stato centrato lunedì da un missile russo.
Assieme ad altri foreign fighters si trovava nella sala mensa di un centro di addestramento della legione internazionale di difesa territoriale dell’Ucraina. All’improvviso un ordigno ha centrato l’edificio nella regione di Kiev e Artiom è rimasto sepolto con altri commilitoni sotto le macerie. Inutile la corsa verso l’ospedale. Il giovane italo-ucraino si era arruolato per la seconda volta lo scorso primo giugno, deciso a combattere contro l’invasione del Paese natio, ordinata dal presidente russo Vladimir Putin.
Il Veneto, dove viveva con una famiglia che lo ospitava da quando si era separato dai genitori adottivi, lo aveva già lasciato una prima volta nel 2022: a poco più di tre mesi dallo scoppio della guerra, aveva abbandonato gli studi di meccanica all’Istituto Mattei di Conselve ed era salito su un Flixbus per arruolarsi come volontario. Lo scorso agosto era rientrato in Italia per festeggiare il compleanno di Giada, compagna di scuola e figlia della famiglia che lo aveva accolto. A metà maggio ha infine comunicato le dimissioni all’azienda per cui lavorava nel Vicentino come addetto della sicurezza, la Aries Srl. Aveva salutato colleghi, amici e genitori adottativi, dicendo che in ogni caso sarebbe rimasto a vivere per sempre in Ucraina, lasciando l’Italia che l’aveva accolto da bambino.
“Prima di partire – dice Paola Ruffini, che per tre anni ha ospitato Artiom – ci ha ripetuto che se il destino avesse preteso la sua vita, sarebbe morto da eroe. Era impossibile opporsi alla sua volontà di combattere contro gli invasori russi. Ci sentivamo quasi tutti i giorni, ma non ha mai voluto parlare delle difficoltà e della violenza di una guerra di difesa che sentiva come un dovere personale”.
Artiom era arrivato in Italia a 9 anni. Ad adottarlo quasi per caso, i coniugi Graziano e Katia Naliato. “Dovevano affidarci fratellini – dice il padre – che per cinque anni avevano frequentato la nostra casa. Quando siamo andati a prenderli in Ucraina abbiamo però scoperto che la sorella, divenuta maggiorenne, aveva deciso di portarli con sé negli Usa. Nell’orfanotrofio di Kirovograd abbiamo così scelto Artiom, che era stato separato da un fratello”.
Cresciuto nel Padovano, il giovane non ha mai smesso di pensare alla patria e gli affetti lasciati, preparandosi a combattere in caso di necessità. “Era inquieto – dice il padre adottivo – un adulto già da bambino. Studiava l’uso delle armi e si allenava ogni giorno. Correva, faceva pesi, indossava la mimetica e si addestrava al tiro. Nel 2022, appena diventato maggiorenne, ha lasciato la scuola a un passo dal diploma, si è dimesso dal lavoro ed è partito dicendo che non sarebbe tornato”.
Quasi una rottura, al punto che mesi fa, rientrato in Veneto per una breve pausa dalla guerra, aveva accettato l’ospitalità di Filippo e Paola Acciaiuoli, i genitori della compagna di scuola Giada. Proprio a lei, nelle scorse ore, è stata comunicata la morte dell’amico da parte dei militari sopravvissuti al bombardamento russo. “Ci stringiamo con affetto alla famiglia che lo ha accolto e cresciuto con amore – dice Massimo Cavazzana, sindaco di Conselve -. Oggi Tribano perde un suo figlio: il vuoto che lascia è profondo, ma lo ricorderemo per il coraggio delle sue scelte”. Un dolore collettivo, condiviso dai colleghi di lavoro. “Mi chiamava capo – dice Alessio Raffo, direttore operativo della Aries – lo scongiuravo di non tornare in Ucraina ma lui era un patriota e per liberare il suo Paese era diventato un soldato”.
Artiom Naliato è il secondo veneto caduto nella guerra di resistenza di Kiev contro l’aggressione di Mosca. Nel marzo 2023 rimase ucciso Oleg Dozydenko, 32 anni, altro ucraino naturalizzato italiano dopo essere arrivato a Padova nel 2008. Lavorava nel magazzino Amazon di Castelguglielmo: è morto a Bakhmut, nell’oblast di Donetsk, mentre portava in ospedale compagni feriti a bordo di un’ambulanza blindata.
