Italiano

Bombe russe sull’Ucraina, salta la tregua energetica. Zelensky: “Ora conseguenze sui negoziati”

KIEV – Piovono missili su Kiev e sull’Ucraina, sulla speranza e sui negoziati che si riaprono domani ad Abu Dhabi per una pace che ora sembra di nuovo lontanissima. Tornano gli allarmi e le notti insonni, i palazzi in fiamme. Notizie ed ira si rincorrono sui social a notte fonda, il cuore trema come vetri e pareti, la corsa nei rifugi e nei garage gelidi imbacuccati come pupazzi per resistere ai -20°. La tregua energetica – mai formalmente spiegata nei limiti e nei tempi, nella durata e nelle condizioni – è finita dopo mezzanotte con i primi allarmi aerei per i droni lanciati verso la capitale e le principali città ucraine, seguiti senza alcun allarme specifico da una prima ondata di missili balistici e poi ancora e ancora. Una notte infernale in cui la Russia ha scaricato l’attacco più massiccio di questo 2026: 71 missili e 450 droni, secondo l’Aeronautica militare ucraina, sono volati nelle regioni di Kiev e Kharkiv, Dnipro, Vinnytsia e Odessa. Più di sei ore sotto attacco, non si dorme e si trema di freddo e di apprensione.

La visita di Rutte

“Ogni attacco di questo tipo da parte della Russia conferma che l’atteggiamento di Mosca non è cambiato: contano ancora sulla guerra e sulla distruzione dell’Ucraina e non prendono sul serio la diplomazia. Il lavoro del nostro team negoziale verrà adattato di conseguenza”, dice il presidente Zelensky senza spiegare quali siano le contromisure diplomatiche decise. A Kiev c’è il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Lo ha accolto e accompagnato al rito della visita al muro dei caduti di questa guerra, con i nomi e le fotografie delle vittime ucraine di questo orrore, migliaia di ragazzi e ragazze, di donne e uomini uccisi per un ideale o per un ordine. “Sono stati compiuti progressi importanti – dice Rutte parlando alla Verkhovna Rada – ma la Russia continua ad attaccare, ciò dimostra la loro mancanza di serietà riguardo alla pace”.

Nessuno degli amici dell’Ucraina né tantomeno gli ucraini, dice, “vorrebbe un secondo Memorandum di Budapest o un altro Minsk. La Nato sarà al fianco dell’Ucraina per gli anni a venire. La pace deve essere giusta e duratura. Stati Uniti, Europa e Canada hanno confermato disponibilità a fornire le assicurazioni di cui l’Ucraina ha bisogno. Alcuni alleati europei hanno annunciato che schiereranno truppe in Ucraina una volta raggiunto un accordo: truppe sul terreno, aerei in volo, navi nel Mar Nero. Gli Stati Uniti saranno la rete di protezione”.

Fine della tregua

E’ un architrave di sicurezza che Mosca, come ha ribadito anche ieri, non accetta. Le posizioni restano lontanissime, la diffidenza enorme. Ora, dopo l’attacco della notte scorsa, le accuse sono difficili da ricomporre. Nessuno ha mai chiarito realmente in cosa consistesse la tregua annunciata da Trump come un “cessate il fuoco energetico per una settimana”, senza fissare data di inizio; confermata dal Cremlino come “fino a domenica 1 febbraio”, e ribadita da Zelensky come “a partire da venerdì 30”. Nella nebbia delle regole incerte, il presidente ucraino punta il dito su Mosca, sostenendo non abbia rispettato i patti: “Il presidente degli Stati Uniti ha detto che gli attacchi dovevano essere sospesi per una settimana. E’ iniziata venerdì notte, e la scorsa notte i russi hanno infranto la promessa che avevano fatto. Quindi o la Russia ora crede che una settimana consista in meno di quattro giorni, oppure sta puntando tutto sulla guerra e ha semplicemente aspettato che arrivassero i giorni più freddi di questo inverno per colpire. Questi attacchi russi violano quanto era stato concordato dalla parte americana, e crediamo debbano esserci conseguenze. Ci rivolgeremo alla parte americana e ci aspettiamo che i nostri partner non rimangano in silenzio”.

Ma ieri, poco prima che partissero i lanci e mentre il segretario della Nato si metteva in viaggio verso Kiev, il portavoce di Putin Peskov aveva espressamente detto ai giornalisti che non aveva “nulla da aggiungere” rispetto a ciò che aveva già detto a proposito della pausa energetica, e cioè che era in vigore fino a ieri. Poco dopo mezzanotte sono partiti i lanci.

Danni gravissimi

L’effetto del bombardamento è grave sul piano diplomatico, gravissimo su quello civile. Non tanto per le vittime dirette, il bilancio è contenuto rispetto alla quantità di esplosivo piovuta dal cielo in grandi città come Kiev, Dnipro e Kharkiv. Ma per i danni che ha provocato. A Kharkiv il sindaco Terekhov ha dichiarato l’emergenza per gli obiettivi di importanza critica colpiti: la centrale termica di Kharkiv-5 e le sottostazioni elettriche Kharkivska e Zalyutine hanno tolto riscaldamento a 929 edifici, tra cui 853 palazzi residenziali, con 105.000 famiglie al gelo. Secondo l’amministrazione regionale il 60% degli utenti è rimasto senza energia elettrica. A Kiev, secondo il giornalista di inchiesta Yuriy Nikolov due centrali termoelettriche che riscaldano e illuminano centinaia di migliaia di appartamenti sarebbero completamente distrutte: “Chissà chi e quando avrà il coraggio di dire se la centrale termica TPP-4 esiste ancora, dopo l’attacco di oggi. A Troieshchyna per più di una settimana non hanno avuto il coraggio di dire che la centrale TPP-6 era completamente distrutta”.

E dai canali di intelligence e monitoraggio che avevano anticipato l’attacco di ieri avvertendo come l’apparato militare russo fosse pronto a sferrarlo, oggi arriva un nuovo monito: nei prossimi giorni, dicono, probabilmente ci sarà una seconda ondata di attacchi massicci contro le regioni occidentali. Negli aeroporti di Olenya e Dyagilevo ci sono almeno cinque aerei equipaggiati. L’obiettivo sarebbe “isolare Kiev dalla centrale nucleare” che alimenta la città. E la Russia, dicono, ha accumulato un numero sufficiente di missili per un’altra ondata di bombardamenti simili a quelli di stamattina.