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Chi era Piero Gobetti, intellettuale e editore dell’antifascismo

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è oggi a Torino per presenziare, alle 11 al Teatro Carignano, alla cerimonia per la ricorrenza del centenario della morte di Piero Gobetti, intellettuale e editore, tra le voci più importanti dell’antifascismo italiano.

Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901. Frequenta ancora il liceo quando, nel 1918, fonda la rivista “Energie Nove” e a soli 18 anni riceve la proposta di assumere la direzione del periodico l’Unità da Gaetano Salvemini, proposta che però rifiuta.

Iscritto a Giurisprudenza, entra in contatto con l’ambiente dell’”Ordine Nuovo”, collaborando al settimanale diretto da Antonio Gramsci, che stimava. Nel febbraio 1922 esce il primo numero della “Rivoluzione Liberale”, rivista che diventa uno dei centri dell’opposizione al fascismo e l’anno dopo avvia una casa editrice che in poco più di due anni pubblica oltre cento titoli, ospitando firme come quelle di Luigi Einaudi, Francesco Saverio Nitti, Giovanni Amendola, Francesco Ruffini e, tra gli altri, Eugenio Montale, di cui pubblica nel 1925 la raccolta di poesie ‘Ossi di Seppia’.

Tra le opere principali di Gobetti, “La Rivoluzione Liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia” (1924), in cui esplora il suo pensiero e auspica una rivoluzione che possa rigenerare il paese in contrasto allo spirito fascista che si dilagava in quegli anni e che definisce come l’espressione dei mali cronici italiani: pigrizia, conformismo, assenza di spirito critico e infantilismo politico.

Gobetti quello spirito lo subisce sulla propria pelle Viene aggredito da un gruppo di fascisti e nel gennaio 1925 la sua rivista viene sequestrata e poi soppressa.

Dopo nuove intimidazioni sceglie l’esilio e parte per Parigi il 6 febbraio 1926, lasciando sua moglie Ada Prospero – altra figura chiave della Resistenza – e il figlio Paolo, come riportato dalla biografia del Centro Studi Pietro Gobetti.

Muore nella notte tra il 15 e il 16 febbraio, a soli 24 anni a causa delle complicazioni dovuti ad una bronchite. Quell’ultima notte accanto a lui ad assisterlo c’erano Francesco Fausto, Francesco Saverio Nitti e Giuseppe Prezzolini

Dopo la morte, a cura di Santino Caramella, nel 1926 escono i due volumi storici Risorgimento senza eroi, che reca la dedica “A mio figlio Paolo” e Paradosso dello spirito russo. 

 

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