LONDRA – Professor Michael Clarke, analista militare del King’s College di Londra e per molti anni direttore del maggior think tank britannico della Difesa “Rusi”, che cosa pensa dell’annuncio della Russia sul possibile utilizzo di missili a raggio intermedio, capaci di trasportare testate nucleari e attaccare l’Europa?
«È un chiaro e pericoloso segnale di escalation politica, sebbene secondo me sia strategicamente e militarmente irrilevante. Quel trattato di non proliferazione di missili a raggio intermedio è stato già violato diverse volte da Mosca, non ultima i bombardamenti con i missili Oreshnik in Ucraina. Però gli americani affondarono quell’intesa nel 2019, e secondo me non avrebbero dovuto farlo».
Quella decisione di Trump fu anche in ottica anti Cina, in caso di un eventuale conflitto per Taiwan.
«Vero. Ma è stata una mossa controproducente, così come – e nessun presidente americano era mai arrivato a tanto – l’annuncio di Trump dello spostamento di sottomarini nucleari in risposta alle minacce dell’ex presidente russo Medvedev. Anche perché, dal punto di vista militare, più li si avvicina alla Russia, più sono vulnerabili. Lo stesso se Mosca avvicinasse i suoi missili ai confini con l’Europa. Detto questo, con la tecnologia odierna si può colpire facilmente un obiettivo a distanza di migliaia di chilometri e quel trattato era obsoleto. Ma l’allerta rimane. La Russia, se volesse, potrebbe decidere di bombardare ogni parte dell’Europa. La Nato già lo sa ed è in allerta da tempo».
Crede che uno scenario del genere sia realistico?
«Io credo che, in ogni caso, la Russia possa attaccare un Paese vicino entro la fine di questo decennio. Non credo un attacco nucleare, quello era più probabile durante le crisi dei missili durante la Guerra Fredda, se vogliamo fare un paragone. Ma di certo l’obiettivo di Mosca è far vivere nella paura costante il Vecchio Continente e influenzarne la politica interna. La guerra in Ucraina continua e, a maggior ragione se Putin fosse disperato, a quel punto potrebbe compiere un gesto estremo».
Quale?
«Attaccare la Nato. Non credo che Putin, almeno inizialmente, possa andare oltre la possibile invasione da parte delle forze speciali Spetsnaz in un Paese baltico. Ma con un obiettivo chiaro: provocare la Nato e testare la sua reazione. Secondo me Putin potrebbe farlo in ogni caso, al di là di come vada in Ucraina, per la quale ora il presidente russo proverà a chiedere più tempo a Trump, con qualche trucchetto negoziale per “allungare” l’ultimatum. E se l’Alleanza Atlantica non reagirà all’aggressione, Putin dirà a quei Paesi: “Vedete? Gli occidentali non vi difendono. A differenza mia”».
