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Così ho scoperto che il gruppo di lettura è il mio giardino segreto

È andata così: un giorno mi sono messa in testa di creare un gruppo di lettura. Per nient’altro che il puro piacere di tenere un giardino tutto mio, dove praticare e far praticare il mestiere di leggere, che è il mio assieme a quello di scrivere – sono una scrittrice perché sono stata una lettrice a cui l’amore per i libri è sfuggito di mano (mi arrischio ad aggiungere: per fortuna). Provengo dai libri che ho letto, lì sono nate tutte le mie voci, quella che parla e quella che scrive; la scrittura è solitudine, la lettura è solitudine, però trovarsi in un cerchio di persone diverse fra loro, unite dall’avere letto lo stesso libro è condivisione. Direbbe Gaber: partecipazione. In un modo intimo, personale, viscerale, perciò tangenzialmente politico, la lettura condivisa è partecipazione attiva alla polis.

DOSSIER I gruppi di lettura su Robinson

Dal ragionare al creare è stato un attimo anche se, solo qualche mese prima, a Simonetta Bitasi decana di gruppi di lettura, avevo detto: ti sto studiando, ma ci vorrà del tempo. Invece tra il dire e il fare si è messa una conversazione con Barbara, dentro la sua piccola misteriosa libreria. Barbara è Barbara Ferraro, scrittrice di bei libri illustrati e studiosa di letteratura per l’infanzia, libraia per vocazione, lettrice militante. Ogni tanto entro da lei a prendere libri per me o mia figlia, e ci fermiamo a parlare di arte, di figli, di come spesso non ci piace il modo in cui gira la filiera editoriale.

Quel pomeriggio venne fuori che è importante tenere il cuore limpido, ai margini della filiera. Forse mi raccontava dei gruppi di lettura che si è inventata e tiene al pomeriggio con bambini e adolescenti, fatto sta che l’ho interrotta: facciamo che un gruppo di lettura te lo invento io, per adulti però, i libri li fai scegliere a me e l’unica condizione è che devono prenderli qua, nella tua libreria, dove ogni mese ci ritroveremo, mi segui? Barbara mi ha seguita, io ho trovato il nome lei il logo, io metto i titoli lei ordina i libri, io scelgo il giorno lei cala la saracinesca e tira fuori le sedie, una per ogni partecipante. Non avrei potuto scegliere per me migliore partner-in-crime: un’altra scrittrice, un’altra donna arrivata nella capitale dal profondo sud, un’altra avventuriera.

Il giardino legge funziona così: ogni mese scelgo un romanzo, lo propongo al gruppo, il gruppo legge, un po’ commentiamo nella chat comune, ma i commenti più interessanti sono in presenza, a voce. Ci incontriamo una volta al mese, sempre in un giorno feriale, alle nove di sera, dentro la libreria chiusa. Nella mia selezione si alternano classici, stranieri e letteratura italiana: se l’autore è vivente a volte lo invito, deve però avere predisposizione a stare al gioco. Non accetto auto candidature né proposte di uffici stampa: scelgo in piena creatività romanzi molto diversi tra loro, che ritengo possano stimolare una discussione accesa e riflessioni contrastanti. Qualche scrittore straniero ci ha mandato un video saluto. Qualche altro è stato così vivo nelle nostre parole che non ci siamo accorti fosse morto da decenni. Gli autori viventi che decidono di accettare l’invito a venire riceveranno in dono un’esperienza molto lontana dalle comuni occasioni promozionali si ritroveranno in mezzo a un piccolo gruppo di lettori fortissimi e sinceri, pieni di domande e notazioni che mostreranno loro come il romanzo che hanno scritto abbia urtato le vite degli altri.

Come scrittrice, sono spesso ospite di altri gruppi: è un’esperienza importante e vivida. Anche per questo ho voluto ricrearla, però quando il mio gruppo mi ha chiesto un incontro sul mio ultimo romanzo ho nicchiato, preso tempo, e poi rifiutato: Il giardino legge è il mio giardino segreto, un luogo dove torno lettrice, sì una lettrice saltata dall’altra parte, che vive proprio dall’altra parte, ma che ha scelto di tenere accesa una parte di sé antica e selvatica. L’ho creato per mettere al centro i libri degli altri, non i miei.

In principio chiesi a una dea di accompagnarmi all’incontro fondativo: lei era Alba de Céspedes, una delle mie scrittrici tutelari, e il romanzo Quaderno proibito, uno dei miei libri della vita. La poetica di Alba, la dea custode, ha benedetto il gruppo e il suo libro rimane, due anni dopo, il più amato, senza riserve. Ancora i partecipanti mi dicono quanto li ha toccati e mi ringraziano per aver cominciato da lì.

Chi partecipa al “Giardino legge”? Abitanti del quartiere, ma non solo. Ci sono lettori e lettrici che arrivano da tutta Roma e persino da fuori. A ogni incontro spunta qualche frequentatore occasionale, che poi diventerà abituale. Intanto Barbara, oltre a gestire il gruppo assieme a me, continua a tenere i suoi storici gruppi per adolescenti. È a lei, alla libreria, che dovete telefonare o scrivere per iscrivere voi o i vostri figli. Leggere riguarda tutta la famiglia: però ciascuno per conto suo, anzi ciascuno con il gruppo suo.

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da Author
«La piccola, cresce sana e cattiva. Morde chiunque e mangia le arance…