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‘Father Mother Sister Brother’, il Leone d’oro arriva in sala

(di Francesco Gallo)
Nessuno aveva previsto che ‘Father
Mother Sister Brother’, film matto e ultra minimalista firmato
Jim Jarmusch, in sala dal 18 dicembre al cinema con Lucky Red,
alla fine avrebbe vinto il Leone d’oro di Venezia. E questo poi
nell’anno in cui c’era in corsa ‘The Voice of Hind Rajab’ con il
suo carico politico e umano della regista tunisina Kaouther Ben
Hania, che aveva dato voce a questa bambina di Gaza di cinque
anni che chiede aiuto chiusa in un’auto piena di cadaveri dei
suoi parenti.

   
Per non parlare poi di altri tre i film in corsa con ‘Father
Mother Sister Brother’, ovvero: la guerra atomica evocata in ‘A
House of Dynamite’ da Kathryn Bigelow; il ‘Frankenstein’ ‘bello
e impossible” di Guillermo Del Toro targato Netflix e, infine,
‘No Other Choice’ di Park Chan-Wook con l’originale metodo pieno
di piombo per sconfiggere la concorrenza lavorativa.

   
Eppure in questa vittoria di Jarmusch forse c’è una sua
singolare logica. A vincere di fronte all’empatia dei film suoi
contendenti ha prevalso qualcosa di più vicino all’oggi, la
fredda leggerezza e la poca empatia di tante famiglie
contemporanee spesso malate di una cronica anaffettività.

   
Ecco i tre episodi di ‘Father Mother Sister Brother’ ambientati
in tre contesti diversi — Stati Uniti, Irlanda, Francia — con
storie che parlano di distacco e relazioni complicate fino
all’afasia.

   
Nel primo, ‘Father’, Jeff (Adam Driver) e Emily (Mayim
Bialik), un fratello e una sorella piuttosto ordinari, vanno a
trovare il loro eccentrico padre (Tom Waits) nel Nord-Est degli
Stati Uniti. Poche stentate parole tra loro, nature troppo
diverse e lunghe pause per nascondere un rapporto solo
tristemente biologico. Nel secondo, ‘Mother’, ci troviamo invece
a Dublino, con una madre (Charlotte Rampling), scrittrice
famosa, alle prese con il consueto incontro annuale con due
figlie che le sono altrettanto estranee: la pacata Timothea
(Cate Blanchett) e la più inquieta Lilith (Vicky Krieps).

   
Solo nel terzo episodio che si svolge a Parigi, la famiglia si
riscatta almeno un po’ con la storia di due fratelli gemelli —
Billy (Luka Sabbat) e Skye (Indya Moore) che nella casa dei
genitori da poco scomparsi si ritrovano ad evocare ricordi
attraverso gli oggetti lasciati tra le stanze vuote dove sono
cresciuti.

   
“Non so assolutamente da dove mi sia venuta l’idea, ma per me
è sempre stato così. So solo che l’ho scritto in sole tre
settimane e che considero questo film in tre parti un’opera
unica. Scrivo poi già immaginando gli attori che reciteranno un
certo ruolo e il risultato, devo dire, mi ha soddisfatto molto”,

così Jim Jarmush aveva commentato al Lido il film replicando poi
profeticamente a una delle principali critiche a venire,
l’eccessivo minimalismo di alcune sue opere: “Quando giro un
film, anche se ha una trama semplice, mi richiede una grande
concentrazione e mi stanco molto perché è molto più difficile
lavorare sui particolari che girare un gruppo di scatenati
zombie che esce da un treno”.

   




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