In Australia, Roger Federer tifa per Alcaraz. Facciamocene una ragione. Gli piace tanto anche Sinner, ma se proprio a Melbourne dovesse sceglierne uno, allora sceglierebbe Carlitos: perché sulla carta è sfavorito rispetto all’azzurro, e perché sente gli assomiglia di più: «Almeno, penso a lui rispetto a quello che potremmo fare: quando colpire un drop shot, venire a rete, quanto offensivi o passivi potremmo decidere di giocare. Penso ci piaccia farlo secondo le nostre regole. Mi immedesimo maggiormente nella mentalità e nella pelle di Carlos». Lo svizzero, 44 anni, ha vinto 6 edizioni degli Australian Open: nel fine-settimana sarà protagonista di un torneo-esibizione con Andre Agassi, Patrick Rafter e Lleyton Hewitt.
Agli Australian Open sarà ancora Sinner contro Alcaraz? «Siamo qui per la loro fantastica rivalità. Per vedere cosa succede. Giocano un tennis incredibile, la finale del Roland Garros è stata qualcosa di irreale: mi è sembrato che per un momento il mondo dello sport si sia fermato, e leggende abbiano guardato verso Parigi, verso ciò che stava accadendo in quel quinto set epico. Sarebbe potuta terminare molto, molto prima per Jannik. Poi all’improvviso è finito tutto in modo incredibile. Forse una delle partite più belle che abbiamo mai visto in questo sport. Penso che sia positivo che continuiamo a vivere di quella spinta e che poi loro l’abbiano supportata, giocando l’uno contro l’altro in tutte quelle altre finali».
E ora, a Melbourne? «Quello che sappiamo dello sport è che può succedere di tutto. Sì, ovviamente ci sono i favoriti, ma ora che il tabellone è stato stilato, penso che ogni giocatore concentri la propria attenzione su questo o quel giocatore, e su nient’altro. Entri nella zona dei prossimi tre, quattro, cinque giorni, qualunque sia il tempo che hai a disposizione prima del primo turno. L’inizio diventa chiaramente importante».
Chi è più forte, tra l’italiano e lo spagnolo? «Mi sono allenato un po’ con entrambi, sono dei giocatori incredibili. Ovviamente c’è ancora molto da fare e spero solo che non si infortunino in futuro. Alcaraz credo potrebbe puntare al Grande Slam, ma è come se Rory McIlroy nel golf puntasse al Masters: sono cose difficili. Alla sua giovane età, riuscire a completare il Grande Slam in carriera sarebbe incredibile. Vediamo se riuscirà a fare follie queste settimane: spero che ci riesca, perché per il tennis sarebbe un momento incredibilmente speciale. Ma ci sono altri cento e passa giocatori che dicono: ‘Non siamo d’accordo con quei progetti’. E quindi, faranno di tutto per fermarlo».
E Sinner? «Un tennista e una persona straordinaria. A Wimbledon, quando Dimitrov stava giocando contro di lui e io ero seduto lì, è stato facile immaginare come sarebbe potuta andare, perché Grigor gioca in modo molto simile a come giocavo io. Quella, credo, è stata una delle prime volte in cui ho pensato: come sarebbe stato giocare contro Jannik in una partita? Quando ho visto Sinner giocare contro Novak a Shanghai, non ho provato la stessa sensazione. Stavo solo guardando un grande tennis, perché entrambi giocano in modo molto diverso da come gioco io. Carlos? Con Sinner, ho pensato: ‘Ok, ora capisco come probabilmente giocherei contro Jannik».
Dicono che un giorno Federer allenerà Alcaraz. «Io allenatore? Mai dire mai. Ma sono molto impegnato, ho quattro figli. Per il momento non è possibile».
