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I garanti dei detenuti in visita nel cpr in Albania: “Solo 27 migranti e potrebbero stare in Italia”

Solo 27 ospiti in una struttura che potrebbe ospitarne almeno 144 e che avrebbero potuto tranquillamente rimanere nei cpr italiani dove c’è posto.

La recentissima visita nel centro di Gjader in Albania da parte dei garanti dei detenuti del Lazio solleva ancora una volta critiche e perplessità sul protocollo Italia-Albania e sui suoi costi spropositati.

“Il numero estremamente limitato delle persone attualmente presenti nel cpr, appena 27, insieme con la disponibilità di posti nei centri collocati sul territorio nazionale – scrivono Stefano Anastasia e Valentina Calderone – rende non giustificato il trasferimento in Albania di queste persone. Anche se abbiamo potuto verificare che le risorse umane, professionali e finanziarie a disposizione dell’ente gestore, consentono al momento un trattamento adeguato ai trattenuti”.

Per il Viminale, il centro di Gjader è l’11esimo della rete italiana, considerato territorio di Roma. Per i garanti dei detenuti del Lazio e di Roma quella effettuata la scorsa settimana proprio alla vigilia della sentenza della Corte di giustizia europea, era la prima visita in Albania. Anastasia e Calderone hanno potuto parlare con tutti i migranti trattenuti in attesa di rimpatrio, quasi tutti provenienti da Algeria, Pakistan, Senegal, India e Ghana.

“Naturalmente – raccontano – ci sono difficoltà per i rapporti con i familiari e i legali dovute alla collocazione del centro in territorio albanese e potenziali rischi per l’assistenza sanitaria laddove non dovesse essere sufficiente quella prestata all’interno del centro, manca inoltre qualsiasi opportunità di attività nelle lunghe giornate all’interno del cpr”.

Resta inutilizzata la struttura carceraria presente a Gjader, 24 posti. E vuota è anche la parte più grande del centro, 800 posti destinati ai richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri trattenuti per le procedure accelerate di frontiera.

Anche l’indice di rimpatrio dell’Albania è decisamente più basso rispetto a quello di in qualsiasi cpr italiano: su 140 persone portate a Gjader ne sono stati rimpatriati 37, meno del 30 per cento contro una media italiana del 50 per cento.