“Mi ha chiamato per sapere come stessi e come andassero gli allenamenti. Voleva capire se ci fosse astio nei suoi confronti. Ma non ha posto scuse. L’ho tranquillizzato facendogli capire che non avessi nulla nei suoi confronti”. Marcell Jacobs ha risposto così al pm di Milano che gli ha chiesto se, dopo l’emergere del caso del presunto spionaggio ai suoi danni, gli era “capitato di parlare con Filippo Tortu“, compagno di staffetta nella 4×100. In questo capitolo è indagato Giacomo Tortu, fratello del velocista. La testimonianza di Jacobs dell’11 giugno è agli atti dell’inchiesta Equalize, che sta facendo luce sulla presunta vicenda di spionaggio nei confronti del bicampione olimpico. I due sono tra i convocati per i Mondiali di Tokyo, dove dovrebbero gareggiare assieme nella 4×100.
Il verbale
“M’ha prima mandato un messaggio – ha raccontato Jacobs al pm Francesco De Tommasi – dopodiché ci siamo sentiti al telefono per una decina di minuti. Lui voleva semplicemente in realtà sapere come stessi. Senza entrare troppo nel dettaglio (…) non mi ha chiesto come dire ‘sono dispiaciuto per quello che è successo o altro’, voleva solo capire dal mio punto di vista, se c’era un astio direttamente nei suoi confronti (…) soprattutto per il fatto che noi facciamo comunque la staffetta insieme (…) il gruppo che comunque dalla staffetta è sempre stato super unito”. E ancora: “Anche non avendo nessuna informazione su quello che era successo gli ho detto comunque di stare tranquillo, nel senso che personalmente tra me e lui non c’era assolutamente niente (…) finché ovviamente non venivano poi fuori tutte le verità su quello che era … il caso insomma (…) l’ho tranquillizzato facendogli capire (…) almeno direttamente nei suoi confronti non avevo assolutamente nulla”.
I rapporti tra Jacobs e Giacomo Tortu
Jacobs ha spiegato di aver conosciuto Giacomo Tortu “nel giugno 2014, lui ex velocista, durante un raduno a Genova” e che si era “creata una certa complicità” e “c’è sempre stato un rapporto normale”. E che l’ultima volta “l’ho visto più di un anno fa, non ho avuto modo di parlare con lui”. Il due volte oro olimpico a Tokyo 2020 ha anche spiegato di aver detto a Filippo Tortu “capisco che è tuo fratello, che sicuramente la situazione è molto vicina (…) però io finché non ho niente in mano (…) fondamentalmente non posso accusare nessuno”. Il compagno di staffetta, “due settimane dopo”, gli mandò un messaggio “in cui mi chiedeva … se mi poteva chiedere una cosa”, ma lui non rispose “perché io sono un pò … diciamo dimentico di rispondere ai messaggi”.
L’accusa
Secondo l’accusa di concorso in intercettazioni abusive a carico di Giacomo Tortu, sarebbe stato quest’ultimo a commissionare al gruppo dell’agenzia di investigazione Equalize e, in particolare, a Carmine Gallo, l’ex superpoliziotto morto a marzo, l’acquisizione di informazioni. Informazioni, riferibili al 2020 e al 2021, su esiti di analisi del sangue di Jacobs – oro olimpico anche in staffetta e proprio con Tortu e mai coinvolto in vicende di doping – e su contenuti di telefonate e chat tra lui e il suo staff, tra cui pure l’allenatore e il nutrizionista.
Un testimone: “Giacomo Tortu aveva avuto notizie da una giornalista”
Giacomo Tortu “mi disse che aveva avuto notizie da parte di una giornalista” su “sospetti di doping su Marcell Jacobs e poi lo riferì anche a Gallo in mia presenza”. Così il racconto di un testimone, che avrebbe accompagnato il fratello di Filippo Tortu ad un incontro con Carmine Gallo, l’ex superpoliziotto morto a marzo, raccolto a verbale al pm di Milano Francesco De Tommasi. Quelle dichiarazioni del teste, del 30 ottobre 2024, sono state anche lette dal pm allo stesso Jacobs, in una seconda tranche della sua testimonianza, il 10 luglio scorso. Il testimone, un avvocato padovano amico di Giacomo Tortu, in sostanza, dichiarò che “nel luglio 2021, prima delle Olimpiadi vinte da Jacobs”, Giacomo Tortu “avrebbe ricevuto notizia da una giornalista” su un “supposto uso di doping”, vicende in cui Jacobs, invece, mai è stato coinvolto. Jacobs, rispondendo ad alcune domande, ha spiegato al pm che “dopo la mia vittoria olimpica, il Times ha redatto un articolo riguardo il mio supposto uso di doping, dopo di ciò ho ricevuto chiamate da giornalisti italiani che mi chiedevano commenti su tale illazione”. Ma non ricorda, invece, si legge sempre nel verbale, di averne parlato prima delle sue vittorie con altri giornalisti, men che meno con la giornalista di cui ha parlato il testimone.
