Per quattro round Anthony Joshua è stato l’ombra di se stesso. Poi al quinto ha accelerato e al sesto con un destro micidiale ha messo fine alla favola dello youtuber Jake Paul. Oggettivamente non poteva che andare così uno dei match più controversi e curiosi degli ultimi anni. Anche se sul viale del tramonto e reduce dalla pesantissima sconfitta contro Daniel Dubois, la storia (titolo olimpico e mondiale dei pesi massimi), il livello tecnico e lo strapotere fisico di Joshua (13 centimetri e 12 kg in più) erano troppo superiori per pensare a qualcosa di diverso. L’americano però ha mostrato coraggio, è andato al tappeto 4 volte e solo all’ultima non è riuscito a rialzarsi. Insomma, a nostro avviso considerando le premesse non ne è uscito male. Il suo capolavoro del resto Jake Paul lo aveva già fatto prima del match. Ha creato interesse, ha riempito il Kaseya Center di Miami – l’impianto dove giocano gli Heat in Nba -, è andato in diretta planetaria su Netflix, ha soprattutto generato un introito folle, per sè e per il suo avversario (92 milioni di dollari a testa).
Jake e la controfigura di Joshua
Ma sfidando Joshua (diciamo la controfigura che rende più l’idea), Jake ha perso la misura delle sue reali possibilità. Ha dimenticato che la carriera da pugile se la era creata sconfiggendo atleti spesso prestati da altri sport, con la ‘perla’ del successo su Mike Tyson, indiscutibile leggenda del ring ma improponibile alla soglia dei sessanta anni, per giunta vissuti al limite. Non a caso, l’unica sconfitta prima di quella subita da Joshua, lo youtuber l’aveva incassata da Tommy Fury, il solo decente nel suo curriculum.
Una vita da reality
Jake ci ha provato ingaggiando fiori di campioni – Okolie, Ajagba, Jarred Anderson – per abituarsi a livelli mai conosciuti prima. Ha incantato i suoi 50 milioni di passa di follower documentando la giornata tipo in vista del match: partenza dalla sua residenza da sogno, scelta di una delle macchine fuoriserie e via, verso il luogo di allenamento ipertecnologico. Uno sfarzo alla Donald Trump, di cui Paul è aperto sostenitore.
Jake Paul resiste sei round
A conti fatti, sul ring si è anche comportato dignitosamente. Mobile, attento a non prestare troppo il fianco alla potenza dell’inglese, persino sfacciato nelle provocazioni. Con qualche colpaccio ha anche raggiunto il bersaglio. AJ lo ha affrontato con ritmi da esibizione, poi ha cambiato passo. Due atterramenti al quinto round, altri due nel sesto, l’ultimo definitivo. Perché le favole esisteranno pure, ma a tutto c’è un limite.
Joshua: “Non è stato il mio match migliore, ora voglio Tyson Fury”
“Non è stata la mia migliore prestazione”, ha ammesso Joshua dopo il match. “L’obiettivo era metterlo ko, ci è voluto più tempo del previsto, ma ce l’ho fatta. Lui comunque ha avuto coraggio, merita rispetto per averci provato, è stato un vero combattente”. Poi la sfida lanciata a Tyson Fury, l’istrionico ex campione del mondo che per la sesta volta ha annunciato il ritorno dopo essersi ritirato. A Wembley tira già aria di tutto esaurito.
Camilla Panatta sconfitta a testa alta nel mondiale dei leggeri Wbc
In uno dei sottoclou, da registrare la bella prova di Camilla Panatta. La 34enne di Latina, che da tempo per inseguire il suo sogno pugilistico fa la spola tra Stati Uniti e Messico, è stata sconfitta ai punti dalla fortissima inglese Caroline Dubois, di 10 anni più giovane, nel mondiale dei leggeri Wbc. Verdetto unanime (99-90 per i tre giudici), ma italiana coraggiosa soprattutto nel sesto round, quando è finita al tappeto sul un violento gancio destro di Dubois ma ha saputo tenere duro e arrivare al termin del match.
