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La trattativa, Trump lavora al vertice tra Putin e Zelensky: “Scudo aereo per Kiev”

NEW YORK – Fino a quando, Putin, continuerai ad abusare della nostra pazienza? Donald Trump non è ancora arrivato al punto di Cicerone con Catilina, e magari non ci arriverà mai, perché ieri ha ripetuto che conta di «andare in paradiso», organizzando un vertice tra Vladimir e Zelensky per aprire la porta alla pace. Però ha ammesso che il capo del Cremlino «potrebbe non volere un accordo, nel qual caso si metterebbe in una situazione assai difficile». Se così fosse, infatti, la dinamica del dialogo e del negoziato avviata ad Anchorage potrebbe incepparsi e invertirsi. Il leader russo tornerebbe ad essere l’ostacolo alla pace, con tutte le «severe conseguenze» del caso, a partire dalle sanzioni secondarie per strozzare la sua economia.

Trump, che ha cancellato le vacanze per seguire il negoziato, durante un’intervista con la tv dopo il vertice ucraino ha riflettuto sulle sue possibilità di andare in cielo. Ha concluso di trovarsi piuttosto in basso nella lista di San Pietro, ma è convinto di poter risalire la graduatoria mettendo fine alla guerra in Ucraina: «Voglio andare in paradiso». Quindi ha confermato che «stiamo lavorando per organizzare un incontro tra Putin e Zelensky. Se avrà successo, potremo tenere un vertice trilaterale e risolvere la questione». Un’ipotesi sarebbe Budapest, oltre all’abituale Ginevra, ma Vladimir ha proposto la sua “Terza Roma”, alimentando il sospetto che non faccia sul serio. Perciò Donald lo ha avvertito: «Putin potrebbe non volere un accordo, ma in questo caso si metterebbe in una condizione molto difficile».

Siamo ancora nella fase della schermaglia negoziale, dove è normale alternare le minacce alle lusinghe. Poco dopo infatti la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che il leader russo ha dato la disponibilità ad incontrare quello ucraino e il lavoro per preparare l’appuntamento è in corso. Dunque il presidente continua a fidarsi del collega, almeno fino a quando non avrà una prova contraria definitiva. Infatti ha costruito una squadra, guidata dal segretario di Stato Rubio, che ha il compito di definire le garanzie di sicurezza offerte a Kiev in caso di accordo, in coordinamento con gli alleati europei. Trump ha escluso di mandare soldati sul terreno per visionare il rispetto dell’eventuale tregua, cessate il fuoco o intesa che sia, ma Leavitt ha rivelato che sta considerando invece l’impiego dei piloti, che dal cielo potrebbero fornire intelligence e supporto militare di varia natura.

Il nodo resta sempre lo stesso, ossia la serietà con cui Putin sta davvero considerando di accettare una soluzione diplomatica, mentre resta convinto di essere in vantaggio sul piano bellico. Questa incertezza è stata alimentata ieri tanto dall’ex presidente Medvedev, in genere incaricato di prendere le posizioni più aggressive e provocatorie, e dal ministro degli Esteri Lavrov, più raffinato ma altrettanto determinato. Il primo ha irriso i leader europei, dicendo che hanno fallito l’obiettivo della missione di lunedì a Washington: «I volenterosi anti russi non hanno battuto Trump». Il secondo è stato più politico. Ha confermato che il capo del Cremlino ha esteso al collega della Casa Bianca «un invito a visitare la Russia». Perché «Trump vuole sinceramente la pace, una pace a lungo termine e stabile, affrontando le cause primarie della guerra», frase in codice che riassume le accuse contro l’Occidente di aver usato Kiev per minare la sicurezza di Mosca. In questo senso, la telefonata di lunedì in mezzo al vertice con gli europei «ha confermato l’intesa tra i due leader per mettere fine a questa crisi, con modalità per assicurare che non si ripeta più».

Secondo Trump il punto di partenza dovrebbe essere un bilaterale fra Putin e Zelensky, dove iniziare a discutere lo scambio dei territori e le garanzie di sicurezza, seguito da un incontro a tre per chiudere l’intesa. Però Lavrov non ha dato conferma, denigrando Volodymyr come «un personaggio: la Russia non rifiuta bilaterali o trilaterali, ma ogni contatto tra i leader deve essere preparato con molta cautela».