ROMA – Aerei radar e satelliti sì mentre degli sminatori forse si parlerà in futuro. È molto difficile tradurre il linguaggio della politica in scenari militari concreti sul possibile contributo alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Il comunicato di Palazzo Chigi però ha un significato chiaro ed esclude la possibilità di mandare sul territorio di Kiev, neppure militari disarmati per occuparsi di sminamento.
La presidenza del Consiglio esplicita che non parteciperemo al progetto di forza multinazionale che dopo la fine delle ostilità dovrebbe proteggere la sovranità ucraina con la deterrenza concreta di artiglierie e tank: l’iniziativa lanciata nella scorsa primavera dai Volenterosi europei, che oggi viene spinta con determinazione da Parigi e dai Paesi Baltici mentre i promotori tedeschi e britannici sono più tiepidi e vincolano l’adesione alle garanzie di supporto aereo statunitense.
L’unica certezza quindi è la disponibilità al “monitoraggio e all’addestramento” fuori dai confini. Nel primo caso, si tratterebbe di mantenere le missioni dei radar volanti CAEW dell’Aeronautica che dalla primavera del 2022 vigilano discretamente sul conflitto rimanendo all’interno delle frontiere della Nato. Sono sistemi israeliani che nessun altro alleato atlantico possiede, con un costo superiore a mezzo miliardo per esemplare e un apparato che sorveglia una fascia di oltre 400 chilometri: il radar a scansione elettronica esamina cielo, terra e mare analizzando con l’intelligenza artificiale migliaia di tracce sospette. Il secondo pilastro sono le immagini raccolte dalla costellazione di satelliti spia, gestita insieme dall’Aise e dall’Aeronautica, che conta su strumenti di intelligence molto sofisticati. Ci sono il satellite ottico Opsat-3000 che può fotografare dettagli con alta precisione e i Cosmo Skymed con sensori radar che vedono sotto le nuvole, riuscendo persino a individuare postazioni sotterranee.
I dati ottenuti dalle vedette spaziali vengono spesso integrati con quelli carpiti dagli aerei offrendo una mappa della situazione estremamente precisa: in pratica, si possono avvistare in anticipo le concentrazioni di truppe o scoprire i i cantieri delle fortificazioni, elementi decisivi quando si tratta di garantire il rispetto di accordi di pace, prevenendo provocazioni o minacce di aggressioni su scala più larga.
Quanto all’addestramento, l’efficienza dei nostri istruttori è stata apprezzata in tutte le missioni di pace, dal Libano all’Afghanistan, dall’Iraq al Sahel. Ci viene riconosciuta l’abilità nel comprendere le doti delle reclute, valorizzando le loro caratteristiche identitarie per motivarle: una sapienza tutta italiana, ignota ai rigidi formatori americani, britannici o francesi abituati a imporre ovunque gli stessi canoni da manuale. E gli ucraini avranno bisogno di ricostruire le loro brigate, sostituendo con giovani coscritti i volontari logorati da anni di battaglie.
