Le cause bavaglio non arretrano. Anzi, in questo l’Italia riesce a primeggiare. Il nuovo report della Coalition Against SLAPPs in Europe, redatto insieme alla Fondazione Daphne Caruana Galizia, certifica che in Europa continuano a crescere le SLAPP, cioè le azioni legali pretestuose usate per intimidire giornalisti, attivisti e voci critiche. Un aumento che si registra nonostante nel 2024 sia stata approvata la direttiva europea pensata proprio per contrastare questo fenomeno e che gli Stati membri dovranno recepire entro maggio 2026.
Nel 2024 sono state mappate 167 azioni legali temerarie, una in più rispetto alle 166 dell’anno precedente. E per il secondo anno di fila è l’Italia il Paese con il numero più alto di casi: 21, davanti alla Germania che ne conta 20. Un dato che, secondo gli autori del report, si inserisce in un quadro più ampio di restrizione dello spazio civico.
Tra i casi italiani segnalati compaiono anche azioni promosse da membri del governo: la ministra del Turismo Daniela Santanché, che ha querelato l’Espresso chiedendo 5 milioni di euro per un articolo sulla sua attività imprenditoriale, e il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ha avviato una causa contro e con richieste di risarcimento tra 250 e 500 mila euro.
Il monitoraggio ha inoltre portato alla luce episodi riferiti agli anni precedenti: il totale delle SLAPP documentate in Europa dal 2010 sale così a 1.303 casi, in netto aumento rispetto ai 1.049 registrati fino al 2023. Ma si tratta solo della “punta dell’iceberg”, avvertono i ricercatori. Molte pressioni restano invisibili perché si fermano alla fase precontenziosa: diffide, minacce legali, lettere degli avvocati che producono comunque un forte effetto intimidatorio e spesso impediscono che le vicende diventino pubbliche.
La direttiva europea anti-SLAPP viene definita un passo avanti, ma con limiti evidenti. Bruxelles non può intervenire direttamente sui procedimenti interni ai singoli Stati e la tutela prevista riguarda in modo esplicito solo i casi transfrontalieri. Un ambito ristretto: oltre il 90% delle azioni mappate ha infatti natura puramente nazionale. Per questo la Commissione europea, con raccomandazioni specifiche, ha invitato i governi ad estendere le garanzie anche ai casi interni e a tutti i procedimenti, compresi quelli penali e amministrativi. Polonia e Belgio hanno già dato segnali in questa direzione.
Non seguire questa linea, osservano gli estensori del rapporto, rischia di svuotare la riforma. In questo contesto vengono giudicate con preoccupazione le posizioni espresse dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul recepimento della direttiva: limitare le protezioni ai soli casi transfrontalieri e ritenere sufficienti le norme nazionali esistenti, si legge, non garantirebbe una difesa effettiva contro l’uso strumentale delle cause.
«Per il secondo anno consecutivo il report europeo conferma il primato italiano per numero di azioni vessatorie», spiega Sielke Kelner, coordinatrice del gruppo di lavoro italiano di CASE. «Un abuso del sistema giudiziario che mette a tacere giornaliste e attivisti critici verso il potere politico ed economico. Queste molestie legali comprimono il dibattito pubblico e l’accesso all’informazione, colpendo la libertà di espressione e la qualità della democrazia. Una trasposizione efficace della direttiva deve includere i casi nazionali, coprire tutti i procedimenti e prevedere risarcimenti adeguati alle vittime di SLAPP».
Uno dei casi italiani più clamorosi è sicuramente quello della giornalista Antonella Napoli, che da ben 27 anni vive col peso addosso di una querela pretestuosa dopo un suo articolo su un quotidiano di Salerno che riguardava un giro di aborti clandestini, con annessa richiesta in sede civile per danni (dopo che sul penale c’era stata l’archiviazione) di 100 mila euro. Il protagonista è morto, ma gli eredi hanno avocato a sé la causa. La cosa paradossale è che quando il provvedimento sarà estinto, Napoli non avrà neanche diritto al risarcimento delle spese legali.
