Un consiglio straordinario del direttivo dell’associazione Il Mulino, convocato d’urgenza per oggi. È solo l’ultimo atto della profonda spaccatura su Gaza — a suon di articoli, appelli e critiche social — deflagrata in seno alla storica rivista bolognese, che ha portato 22 soci — tra i quali Piero Ignazi, Mario Ricciardi, Chiara Saraceno, Gianfranco Viesti, Emanuele Felice ed Enzo Cheli — a prendere le distanze da un articolo firmato dal professore emerito dell’università di Gerusalemme, Sergio Della Pergola. Intervento a cui lo stesso autore ha replicato sdegnato, accusando pure i suoi critici di «sostenere le azioni di Hamas». Stretta tra i due fronti della polemica, la direzione di Paolo Pombeni, ora forse perfino in bilico.
Tutto inizia con la pubblicazione, il 23 giugno scorso, dell’intervento di Massimiliano Trentin, professore associato a Bologna, dipartimento di Scienze Politiche. È un pezzo sul conflitto in Medioriente, le sue implicazioni regionali e la «centralità ineludibile della questione palestinese». Ed è anche il primo articolo della rivista su Gaza, dopo il 7 ottobre. Il 17 luglio arriva la replica di Della Pergola, che in un lungo intervento definisce le sofferenze dei civili palestinesi «danni collaterali, devastanti soprattutto a Gaza».
Il salotto del Mulino si spacca. Fioccano commenti sui social, prese di distanza, critiche, vorticosi scambi di messaggi WhatsApp. Un terremoto che lo stesso Pombeni prova a placare con un articolo uscito pochi giorni dopo, intitolato “A scanso di equivoci”, in cui spiega che il contributo di Della Pergola era stato pubblicato sì, ma dopo quello di Trentin. Inoltre rivendica una posizione chiara «su Netanyahu e compari», ma spiega anche di non condividere «le manifestazioni pro-Pal e simili». E aggiunge: «Le dissociazioni plateali di questi giorni non sono fondate se non, spiace dirlo, nella disperazione di tanti intellettuali che non potendo cambiare il mondo si scaricano agitando prese di posizione contro le iniquità della storia».
Non basta all’area progressista dell’associazione, da mesi in sofferenza dopo che a settembre del 2023 Piero Ignazi era stato sconfitto alla direzione per soli due voti. C’era stato un precedente, seppur laterale: il capitolo sulla partecipazione giovanile in Italia tra i movimenti Pro-Pal, commissionato per l’edizione 2025 dell’annuario politico del Cattaneo, edito sempre dal Mulino, non aveva mai visto la luce. Una procedura giudicata «eccezionale e motivata politicamente» dall’autore, Massimiliano Andretta, professore associato all’Università di Pisa. È in questo contesto che 22 soci dell’associazione dopo l’articolo di Della Pergola scelgono di uscire pubblicamente, con un articolo online in cui definiscono quanto sta accadendo a Gaza «non un danno collaterale bensì un orrore senza fine. Una regressione disumanizzante dove le persone affamate diventano conigli su cui esercitarsi nel tiro a segno», sottolineando inoltre come «la guerra condotta dal governo di Netanyahu a Gaza rischia di gettare una pesante ombra sullo Stato di Israele».
E così arriviamo al penultimo atto dello scontro in atto nello storico pensatoio bolognese. È lo stesso Della Pergola a replicare ai suoi critici, in una lettera indirizzata a «Il documento dei 22 — spiega — ignora completamente i contenuti principali del mio articolo e sottintende conflitti di potere all’interno della direzione della rivista Il Mulino a me completamente ignoti». Poi attacca: «L’accenno solamente vago al 7 ottobre sembra dimostrare, invece, che i 22 sostanzialmente condividono le azioni di Hamas, come strumento di azione politica, azioni che sono l’unica vera causa della tragica situazione attuale». È l’ennesima scossa, che porta dritta al consiglio straordinario di oggi.
