Patrizia Pasqualetti, chef gelatiera italiana originaria di Orvieto e ormai volto simbolo del gelato artigianale italiano negli Stati Uniti, è tra i protagonisti alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 come ospite della Winter House, la “casa degli americani” dove vengono accolti atleti e delegazioni del Team Usa. Propone il suo iconico carretto del gelato come racconto di tradizione e identità italiana, in uno degli spazi più rappresentativi dell’ospitalità statunitense legata ai Giochi, frequentato in particolare dagli atleti di hockey su ghiaccio e pattinaggio artistico.
Trasferitasi negli Stati Uniti da sette anni, la gelatiera umbra ha costruito un vero e proprio progetto imprenditoriale oltreoceano, con cinque gelaterie: due a New York, una a Los Angeles, una a Boston e una nella Silicon Valley, diventando un riferimento per chi cerca un prodotto artigianale fedele alla scuola italiana. “Essere qui è un’emozione enorme perché porto con me la mia storia e la mia tradizione” racconta Pasqualetti all’ANSA. “Il gelato è un linguaggio universale – prosegue – e in un contesto come quello olimpico diventa anche un modo per unire culture diverse”.
Alla base della collaborazione con la Winter House, spiega, c’è anche un contatto nato direttamente nel mondo dello sport. “Tutto è iniziato grazie a Brian Boitano – ricorda -, campione olimpico a Calgary, da lì è nato un dialogo che mi ha portato a questa opportunità”.
Patrizia sottolinea come negli Stati Uniti il gelato sia considerato un vero simbolo di convivialità: “gli americani lo adorano, per loro è un dolce importante. Non è solo una pausa golosa, è un momento di condivisione”. Da qui l’invito e la partnership con il mondo olimpico americano. “Sono orgogliosa – aggiunge – di essere stata scelta per rappresentare con il mio lavoro un pezzo di Italia all’interno della casa degli Stati Uniti qui a Milano”.
Eppure, nella dimensione internazionale della Winter House, la gelatiera non nasconde il legame con le proprie radici. “Io sono nella casa degli americani, ma il mio cuore batte sempre per gli atleti italiani, in seconda battuta faccio il tifo per gli atleti statunitensi”, dice, ricordando la formazione nata tra Umbria e tradizione familiare.
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