Professione volontario: tale padre, tale figlio. Una storia di father and son che unisce i Giochi del passato a quelli di oggi, perché con la moglie Lorena, il 65enne fresco pensionato Stefano Covi è fra i collaboratori allo stadio del fondo della val di Fiemme che ospita le prove nordiche dell’olimpiade invernale Milano Cortina 2026.
Settan’tanni fa, quando per la prima volta l’edizione invernale della rassegna a cinque cerchi era stata ospitata in Italia, a Cortina appunto, tra i volontari c’era Carlo, il padre, scomparso nel 1988. “Era professore di educazione fisica, uno dei primi maestri di sci in Italia, il numero 201, tanto che per 35 anni ha organizzato corsi per bambini dalla prima elementare alla terza media sul monte Bondone, ed era allenatore di atletica e nel 1956 lo avevano chiamato per fare assistenza sulle piste a Cortina”, ricorda Stefano.
“È bello pensare che ci sia questo legame olimpico: per quanto mi riguarda, è stata l’occasione di avere i giochi ‘in casa’ a spingermi a presentare la candidatura”, aggiunge il più giovane dei nove figli. Come “event service”, per assistere gli spettatori in queste due settimane, con la moglie farà una decina di turni.
Quella a cinque cerchi è quasi una dimensione familiare, perché quattro anni prima, nel 1952, papà Covi era riuscito a raggiungere Helsinki in autostop assieme a Giorgio, all’epoca 14enne, il più grande dei figli (tutti sono ancora in vita) “praticamente con solo un pezzo di grana nello zaino”, ricorda Stefano citando la madre. Una spedizione “premiata” con l’ottavo posto sui 10 chilometri di marcia di uno degli atleti che seguiva, Bruno Fait.
Nel 1960 era a Roma per seguire un’altra olimpiade, ancora con Giorgio (pure lui insegnante di ginnastica) e con Claudio per assistere allo storico trionfo di Valerio Berruti sui 200 piani. La passione e la dedizione all’atletica sono valse a Carlo Covi (e a Ezio Postal) l’intitolazione del capo scuola di atletica leggera a Trento.
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