Presero il burro che avevano in casa e dai vicini, Alcide, la madre Genoeffa e i sette figli, e acquistarono a credito la farina e cucinarono quintali di pasta nella cascina chiamando tutti, ma proprio tutti, perché Mussolini era caduto e bisognava festeggiare. Ogni anno è la stessa festa, ogni anno è un po’ più grande.
Luglio antifascista nel ricordo dei fratelli Cervi sta imbandendo le tavolate d’estate ma non solo in Emilia Romagna dove il ricordo è più sentito. Sono 82 anni che ogni estate viene sbeffeggiato Marinetti e la sua ode contro la pastasciutta. I resistenti e antifascisti prendono l’occasione per accompagnare gli appuntamenti – l’anno scorso furono 220 pastasciutte antifasciste, quest’anno se ne prevedono di più – che nascono spontanei dappertutto in Italia da Campegine (dove la pastasciutta dei Fratelli Cervi è nata) fino all’angolo più remoto della Sicilia.
A Campegine, quindi. È il 25 luglio del 1943. Nella Bassa c’è quel tempo un po’ così tra l’afa e il caldo che dà una leggera tregua. I fratelli Cervi capiscono subito che ci siamo: è accaduto l’evento tanto atteso, Mussolini è caduto. Destituzione e arresto di Benito Mussolini a seguito della riunione del Gran Consiglio del fascismo. Come ci festeggia, quale è il modo più semplice e sontuoso al tempo stesso che apparecchiare una tavolata con la pasta che è facile preparare e sfama tutti. Tutta Campegine innanzitutto si può sfamare. I Cervi sapevano che la guerra non era finita e che il nemico non era certo sconfitto. Solo pochi mesi più tardi il 28 dicembre 1943 i sette fratelli insieme a Quarto Camurri furono fucilati dai fascisti a Reggio Emilia. Ma quel giorno decisero di festeggiare insieme uniti nella speranza di un mondo libero e democratico. In primo piano nella loro casa ormai museo, c’è il mappamondo che comprarono allora, fede nel mondo e nel progresso. Sui siti di Anpi e Istituto Cervi ci sono tutte le manifestazioni e gli appuntamenti.
Ma la storia ricca di retroscena dei Cervi e dell’Italia antifascista merita approfondimenti ed è piena di aneddoti e sfide. Gianfranco Pagliarulo, il presidente Anpi, ricorda che i futuristi, con Marinetti in testa, ritenevano che la pastasciutta abbrutisce, rende “lenti, pessimisti”. Il manifesto della cucina futurista viene lanciato per rendere “adatti agli italici sforzi imposti dalla razza”. Visioni contrapposte in un Paese lacerato e in guerra.
I partigiani dell’Anpi portano la battaglia su un altro terreno che è quello della lotta anti securitaria. Il decreto sicurezza, le iniziative del governo minano i diritti o ne restringono il campo. Non è un Paese impaurito l’Italia del futuro.
Il manifesto per questo 25 luglio raffigura una piazza di donne in bicicletta, libere, felici, serene circondate da un campo di papaveri rossi. E l’altra iniziativa che prenderà il largo questo mese è la raccolta di Emergency: una donazione aperta per Gaza che ha raggiunto 160 mila euro. Le pastasciutte quest’anno saranno per Gaza, si tradurranno in un aiuto concreto per quella popolazione in un ponte idealmente vicino.
