Big Oil, 56 miliardi di profitti in 92 giorni grazie alla fiammata di petrolio e carburanti
La fiammata del greggio e dei carburanti alimenta i profitti di Big Oil. Fra luglio e settembre, le sette principali compagnie petrolifere occidentali - ExxonMobil, Chevron, Bp, Shell, Total, Eni, Equinor - hanno registrato utili per circa 63 miliardi di dollari (56 miliardi di euro, ossia oltre 600 milioni al giorno). Il dato è superiore di quasi due volte e mezzo rispetto al terzo trimestre del 2025 e porta il totale dall’inizio dell’anno a 150 miliardi di dollari (134 miliardi di euro).
La parte del Leone è andata ai due giganti petroliferi statunitensi, Chevron ed ExxonMobil, hanno ottenuto utili complessivi per 25,3 miliardi di dollari, spinti dai margini di raffinazione dei carburanti. A causa della guerra in Iran e degli attacchi alle raffinerie russe, infatti, i prezzi di benzina e diesel sono aumentati negli ultimi mesi in misura più che proporzionale al rialzo delle quotazioni del petrolio. La divisione di raffinazione di Exxon ha così chiuso il trimestre con 9 miliardi di profitti, mentre quella di Chevron ha registrato utili per 4,9 miliardi.
Anche le major europee, però, si sono difese bene. La britannica Bp ha visto gli utili schizzare a 8,5 miliardi, per la metà dovuti di nuovo alle attività di raffinazione e trading dei prodotti petroliferi. L’anglo-olandese Shell e la francese Total hanno quadruplicato i loro margini di guadagno dalla lavorazione del greggio, raddoppiando i loro utili complessivi a rispettivamente 10,8 e 9,1 miliardi. Boom anche per Eni che, pure, partiva da una base più bassa: il margine di raffinazione è salito a 28,1 dollari al barile nel trimestre, rispetto a 8,9 dollari un anno prima.
Sulla scorta di questi numeri, tutte le compagnie petrolifere hanno deciso di incrementare la remunerazione per i loro azionisti, alzando i dividendi o i riacquisti azionari (e a volte entrambi). Nel frattempo, l’aumento dei prezzi di benzina, diesel, cherosene e degli altri derivati del petrolio sta spingendo al rialzo l’inflazione in tutti i Paesi, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e scatenando proteste in tutto il mondo contro i governi in carica.
31 ottobre 2026, 12:27 - Aggiornata il 31 ottobre 2026 , 12:28