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Credit Agricole: «Non siamo a conoscenza di un progetto Bpm-Mps, ma nulla si farà senza di noi»

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«Non abbiamo ricevuto alcun progetto né alcuna informazione su una potenziale fusione tra Monte dei Paschi e Banco Bpm». L’amministratore delegato del gruppo Crédit Agricole, Olivier Gavalda, è stato lapidario con la stampa francese. Il ceo ha spiegato di non essere «in grado di dire se questo progetto potrebbe creare valore per gli azionisti». La Banque Verte controlla il 29,3% di Banco Bpm, per questo il suo vice Jerome Grivet ha sottolineato la centralità dell’istituto francese che in Piazza Meda vanta 4 consiglieri eletti nella sua lista: «Nulla può accadere contro di noi o senza di noi», ha ricordato. A rinforzare questi concetti si sono aggiunte le affermazioni della vicedg Clotilde L’angevin a Bloomberg Tv: «Per noi ciò che conta veramente è continuare a svilupparci nel lungo periodo in Italia, che rappresenta un mercato strategico per noi». Per l'istituto francese, ha precisato L'Angevin, «è importante tutto lo scenario italiano. Non abbiamo solo questa partecipazione in Banco Bpm, abbiamo anche Crédit Agricole Italia e oltre sei milioni di clienti in Italia. Vogliamo anche crescere in modo organico». L’Agricole è in lizza per rilevare Cassa di Orvieto e Banca del Mezzogiorno. In ogni caso, «a oggi non abbiamo chiesto alla Banca centrale europea l'autorizzazione ad assumere il controllo» di Bpm, ha aggiunto L'Angevin.

I manager hanno parlato in occasione dei conti del secondo trimestre, che chiudono con un utile netto di pertinenza del gruppo a 2,778 miliardi di euro, in aumento del +7,8% rispetto al secondo trimestre del 2025, «trainato da un forte incremento» del margine operativo lordo (+25,8%). Escludendo l'effetto base relativo alla plusvalenza derivante dal deconsolidamento di Amundi Us, precisa la banca, l'aumento dell'utile netto di pertinenza del gruppo è stato del +22,4%. I ricavi complessivi sono ammontati a 10,880 miliardi, in crescita del +12,9% con un aumento del margine di interesse netto delle banche regionali (in crescita del +38%). Il margine operativo lordo è stato pari a 4,737 miliardi (+25,8%), con un rapporto cost/income del 56,5% (in miglioramento di -4,5 punti). Allargando lo sguardo al semestre, il risultato netto di pertinenza del gruppo cresce a quota 4,875 miliardi (+6,8%) e del +14,5% escludendo l'effetto della plusvalenza Amundi. Sul fronte patrimoniale, il Cet1 si attesta al 17,2% a livello di gruppo.

Quanto all’Italia, nei primi sei mesi dell’anno, il gruppo francese in Italia ha conseguito un utile netto pari a 1,053 miliardi di euro, di cui 878 milioni di euro di pertinenza del gruppo, «confermando l'Italia come secondo mercato domestico» della banca. L'attività registra un risultato della gestione operativa pari a 1,541 miliardi (+7,8%), sostenuto dalla crescita dei ricavi, che si attestano a 2,7 miliardi (+5,0%), con un cost/income al 42,9% (-1,5 punti). Stringendo lo sguardo solo sulla controllata Crédit Agricole Italia, nel semestre chiude con un utile netto consolidato di 478 milioni, in crescita del +2,1%. Fronte entrate, interessi netti a 862 milioni (+1,8%) e commissioni per 707 milioni (+6,9%). 

Sempre sul versante francese anche Axa ha detto la sua sul risiko bancario italiano: a parlare è stato questa volta l’ad Thomas Buberl, interpellato in merito a un potenziale interesse del gruppo transalpino per una quota di Generali, anche in riferimento al caso in cui Mps dovesse dismettere la sua quota nel Leone. «Non stiamo guardando all'acquisto di quote nei nostri competitor», ha detto il top manager. «C'è molto movimento in Italia attorno al nostro partner bancario Monte dei Paschi. Attualmente siamo fortemente concentrati sul far funzionare al meglio la nostra joint venture con Mps» e che Axa vorrebbe proseguire anche dopo la scadenza dell'accordo, nell'ottobre del 2027. Tuttavia la compagnia assicurativa, ha specificato Buberl, è «preparata per ogni opzione, inclusa la fine» della collaborazione con Siena. La partnership con Mps «è una collaborazione di lunga data» che «ha attraversato diverse fasi e vicissitudini, dato che in passato Mps non si è sempre trovata in una situazione agevole». In questa fase «è decisamente troppo presto per affrontare» il tema del destino della joint venture anche perché, alla luce del risiko bancario, «le opzioni e le possibili mosse in gioco sono molteplici» e dunque «credo che sia necessario attendere un po' prima di valutare le opzioni relative alla nostra partnership».