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Dall’energia al Pnrr, il governo a caccia dei margini sui fondi: è partita la macchina della manovra

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Per fare tutto quello che chiedono i partiti, interventi per una cinquantina di miliardi di euro, «ci vorrebbe un miracolo», altro che «un’abile manovra» come suggerisce Matteo Salvini. Al ministero dell’Economia si lavora già da tempo a una legge di Bilancio solo appena un po’ più prudente e risicata di quanto sarebbe stato possibile con l’uscita anticipata dalla procedura Ue per il deficit e l’attivazione piena della clausola su energia e difesa. In ogni caso è già certo che non tutte le richieste che stanno piovendo dai partiti di maggioranza nell’anno che precede le elezioni politiche, potranno essere soddisfatte.

Sulla carta, dopo il verdetto dell’Istat, la dimensione della manovra sta tra i 25 miliardi dell’ipotesi più risicata, e i 30 che potrebbero essere mobilitati con un’attivazione morbida delle clausole Ue che consentono una maggior spesa per energia e difesa. Bene che vada, che ad esempio si risolva positivamente la trattativa con Bruxelles sull’attuazione calibrata delle clausole, siamo comunque ad una portata molto lontana da quelle che sono le richieste dei partiti alla vigilia della tornata elettorale.

La Lega insiste per abbattere la riforma Fornero delle pensioni, vuole la flat tax sugli autonomi fino a 100 mila euro, Forza Italia chiede l’adeguamento a mille euro delle pensioni minime, Fratelli d’Italia si batte per rafforzare il pacchetto dei bonus «una tantum» previsti dalla legge di Bilancio 2026 per famiglie, mamme lavoratrici, giovani, per confermare i quali ci vorrebbero poco meno di dieci miliardi. Al ministero dell’Economia annotano, e al Libro dei Sogni, come lo chiamano i tecnici, ogni giorno si aggiungono pagine.

Tutto normale, come da prassi. Quello che serve per dare ordine alle cose, anche se è forse pure un po’ presto rispetto ai tempi canonici, è la sintesi politica. Tra i leader della maggioranza non c’è ancora stato un chiarimento sulle priorità e gli obiettivi della prossima manovra di bilancio. Si preannuncia nei prossimi giorni: Giorgetti ha ipotizzato per i primi di ottobre la valutazione politica sull’attuazione delle clausole per energia e difesa, che sarà il primo passaggio fondamentale.

In questi pochi giorni, il ministro proverà a convincere la Ue ad autorizzare anche per l’Italia, che ha fallito per pochissimo l’uscita dalla procedura sul deficit nel ’25, ma lo farà quest’anno, l’utilizzo pieno dell’extra deficit di bilancio consentito, 35 miliardi di euro nel prossimo biennio, per gli investimenti in energia e difesa. Parte di questi sono già previsti a legislazione vigente, così l’attivazione delle clausole libererebbe un po’ di risorse per soddisfare i desiderata della maggioranza e renderebbe più semplice la manovra. Anche se le richieste continuano ad arrivare a ritmo incessante.

L’unica misura su cui tutti i partiti sono d’accordo, finora, è il taglio delle tasse per il ceto medio. Ridurre l’aliquota del prelievo dal 43 al 33% tra i 50 e i 60 mila euro di reddito costerebbe 3 miliardi e porterebbe un beneficio massimo di mille euro per ogni contribuente. La Lega chiede la possibilità di uscita in pensione a 64 anni, e comunque di evitare il nuovo scalino per l’età di pensione, che dal 2028 arriverebbe a 67 anni e 6 mesi. Poi punta sulla revisione dell’Isee, l’indicatore che dà accesso ai bonus e alle agevolazioni, e all’innalzamento della flat tax al 15% sui redditi fino a centomila euro. Circa 10 miliardi servirebbero per confermare i bonus «una tantum» del ’26 su famiglia, lavoro, casa e giovani, come chiede FdI. Altri 3 o 4 per mantenere il volume degli incentivi a favore delle imprese, cominciando dalla Zes. 

Questo solo per dare continuità a quanto impostato in passato. Oltre a quelle dei partiti ci sono poi le richieste dei ministri: così Salvini per le Infrastrutture pretende addirittura 20 miliardi, metà dei quali per il caro materiali nei cantieri, Schillaci per la Sanità ne vorrebbe altri 5, e poi l’Ambiente, il Made in Italy, l’Agricoltura, la Cultura, gli Esteri, l’Istruzione, il Pubblico Impiego. Il libro dei sogni, ma lì servirebbero proprio i miracoli.